Agenti federali dell'immigrazione a Minneapolis sparano ancora, un morto
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Un’altra sparatoria che coinvolge agenti federali statunitensi ha scosso Minneapolis, nel Minnesota, alimentando una nuova ondata di tensione e proteste in tutto il paese. Durante un’operazione di enforcement dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), un agente ha sparato e ucciso Alex Jeffrey Pretti, un uomo di 37 anni e infermiere di terapia intensiva presso il Dipartimento per i veterani, in una zona trafficata della città. La vittima è stata colpita a bruciapelo al petto ed è morta sul colpo, secondo quanto riferito dalla polizia locale.
Le circostanze esatte della sparatoria rimangono oggetto di forte controversia. Le autorità federali sostengono che Pretti si sia avvicinato agli agenti armato di una pistola semiautomatica e abbia resistito ai tentativi di disarmo, costringendo uno degli agenti a sparare. Tuttavia, alcuni video circolati online sembrano contraddire la versione ufficiale, mostrando momenti confusi e un possibile tentativo di disarmare l’uomo prima che venissero esplosi i colpi.
La famiglia di Pretti ha respinto con forza la narrativa del governo, definendo ”ripugnanti menzogne” qualsiasi accusa secondo cui l’uomo avrebbe avuto intenzioni ostili. I parenti e sostenitori affermano che l’uomo fosse partecipante a una protesta pacifica contro le operazioni federali e che abbia agito solo per filmare quanto stava accadendo.
La risposta politica non si è fatta attendere. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha chiesto pubblicamente al presidente di porre fine alle operazioni federali in corso, definendo l’evento “disgustoso” e sostenendo che Minneapolis non possa sostenere ulteriori violenze. Anche il sindaco della città ha sollecitato misure di emergenza e ha espresso preoccupazione per la sicurezza pubblica.
Nel frattempo migliaia di persone si sono radunate in città per una veglia di protesta, mentre manifestazioni correlate si sono svolte in altre metropoli come New York e Washington, con critiche diffuse nei confronti delle tattiche impiegate dalle forze federali.
Oltre alla sparatoria, anche un caso di detenzione di una bambina di 2 anni ha suscitato indignazione nazionale. La bambina e suo padre sono stati fermati durante un’operazione a Minneapolis e trasportati in un centro di detenzione in Texas nonostante un ordine di rilascio di un giudice; successivamente la bambina è stata affidata alla madre mentre il padre resta detenuto. Questo episodio ha amplificato le critiche sull’approccio adottato dall’ICE nelle ultime settimane.
La tensione è alto e la polarizzazione politica su questi eventi rischia di allargarsi: mentre alcuni leader nazionali e sostenitori dell’amministrazione difendonol’operato federale come necessario per controllare l’immigrazione, altri lo considerano un esempio di eccesso di forza e violazione dei diritti civili.
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