Lega e Pd ai ferri corti sul ddl stupri
Scontro sulle sanzioni e sullo stop al “consenso attuale”. Bongiorno: “Più tutele, introdotto il reato di freezing”. Il Pd: “Un passo indietro”
Prosegue il confronto acceso sul nuovo testo del ddl stupri, dopo la decisione di eliminare il riferimento al “consenso attuale” e di rimodulare il sistema sanzionatorio. La Lega respinge le critiche e rilancia, mentre dal Partito Democratico arrivano accuse di un vero e proprio arretramento culturale e normativo.
Il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, sostiene che la revisione delle pene non sia stata una scelta del centrodestra: «La richiesta di rivedere le sanzioni è stata fatta dal Pd. Noi siamo pronti ad aumentarle», afferma, sottolineando come il Carroccio sia disponibile a irrigidire ulteriormente il quadro punitivo.
Sulla stessa linea la senatrice leghista Giulia Bongiorno, che difende il nuovo impianto del provvedimento: «Il testo amplia le tutele ed è stato introdotto il reato di freezing», spiega, riferendosi alla condizione di paralisi emotiva e fisica che può colpire le vittime durante un’aggressione.
Di tutt’altro avviso il Partito Democratico. La deputata Michela Di Biase parla di «voltafaccia» e accusa la maggioranza di aver cancellato un principio fondamentale: «Così torniamo indietro di anni», denuncia, sostenendo che l’eliminazione del “consenso attuale” rischi di indebolire la protezione delle vittime.
Il dibattito resta aperto e il testo del ddl continua a dividere profondamente maggioranza e opposizione, con il tema delle tutele e delle pene al centro dello scontro politico.
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