Rimini: insultato, sbeffeggiato e aggredito. Controllore treno, 'spero sempre di tornare a casa vivo'

“Ho paura a chiedere il biglietto alle persone, ogni volta che salgo sul treno mi domando se tornerò a casa sano e salvo”. Questo il duro sfogo di un nostro lettore, impiegato di Trenitalia, di profes...

A cura di Redazione Redazione
25 agosto 2017 08:23
Rimini: insultato, sbeffeggiato e aggredito. Controllore treno, 'spero sempre di tornare a casa vivo' - Foto di repertorio
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“Ho paura a chiedere il biglietto alle persone, ogni volta che salgo sul treno mi domando se tornerò a casa sano e salvo”. Questo il duro sfogo di un nostro lettore, impiegato di Trenitalia, di professione controllore. Una segnalazione, scrive, con la quale intende denunciare le “sempre più precarie condizioni lavorative, in termini di sicurezza, con le quali il personale delle ferrovie è costretto a fare i conti quotidianamente”. La sua testimonianza è per molti versi drammatica. “Sono sempre più numerosi i casi di passeggeri privi di biglietto, in molti casi extracomunitari, ma anche alcuni italiani. Quando invitiamo queste persone a fare il biglietto o a scendere nella migliore delle ipotesi veniamo derisi, insultati o minacciati. In molti casi veniamo anche aggrediti, lo scorso anno sono stato colpito da un pugno in testa e mi sono risvegliato all’ospedale”. Oltre a fare i conti con i cosiddetti “portoghesi” il controllore spiega che ormai deve difendersi anche da chi il biglietto lo paga. “Anche chi il biglietto lo possiede si sfoga con noi perché si sente preso in giro dalla situazione e vede che, di fatto, i furbi ormai la fanno sempre franca. Ma con certa gente, specie quando sono in gruppi numerosi, cosa possiamo fare?” Una situazione che, secondo il controllore, non migliora anche con la presenza a bordo delle forze dell’ordine. “Gli agenti fanno quello che possono ma sono troppo pochi per far fronte a questa situazione. Per uno che viene fatto scendere dieci viaggiano senza pagare, si nascondono nei bagni, scappano ed eludono i controlli”. La chiosa è quasi rassegnata. “Lavorare in queste condizioni è diventato un incubo. Cerco di fare il possibile per fare rispettare le leggi ma ho paura, ogni volta che comincio il turno mi chiedo sempre se riuscirò a tornare a casa dalla mia famiglia”.

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