Diede del "porco fascista" su Facebook al datore di lavoro, assolta
Era stata accusata di diffamazione da un albergatore nel riminese
Aveva dato del "porco fascista", sul suo profilo Facebook, al datore di lavoro, titolare di un albergo nel riminese, finendo accusata per diffamazione aggravata. Il Tribunale di Rimini – così riportano Corriere Romagna e Il Resto del Carlino – la ha assolta perché il fatto non sussiste sulla falsariga della tesi difensiva secondo cui il post sul social network sarebbe stato una sorta di risposta a fronte di una provocazione ricevuta. La vicenda risale al 2015. Un mese prima della pubblicazione del post, scritto da una 43enne governante ai piani di un hotel e delegata della Cgil, la struttura aveva ricevuto la visita dell'ispettorato del lavoro, chiamato dalla donna che ricopriva il ruolo di rappresentante sindacale. Dal controllo erano emerse irregolarità nei contratti di alcuni dipendenti ed era scaturita una multa per il datore di lavoro. Che, giorni dopo, convoca la governante davanti al resto dello staff e la licenzia. Portato davanti al Giudice del Lavoro con l'accusa, da parte della dipendente, di comportamento vessatorio, il titolare dell'albergo reintegra la donna che torna a svolgere il suo lavoro e che, a distanza di giorni, posta su Facebook l'espressione incriminata indirizzata, pur senza nominarlo, al datore di lavoro. Da qui una causa civile verso la ex dipendente con una richiesta di risarcimento respinta dai giudici e il processo penale concluso, ora, con l'assoluzione dell'imputata. (ANSA).
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