Le celebrazioni del Giorno del Ricordo nel riminese. La Polizia ricorda l’ex Questore di Fiume Palatucci

A Rimini cerimonia presso 'La biblioteca di pietra al molo'

A cura di Redazione Redazione
10 febbraio 2023 13:02
Le celebrazioni del Giorno del Ricordo nel riminese. La Polizia ricorda l’ex Questore di Fiume Palatucci - Il Prefetto Padovano
Il Prefetto Padovano
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RIMINI Si è svolta questa mattina la celebrazione del Giorno del Ricordo, istituito dal Parlamento Italiano con una legge nel marzo 2004, in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale. 

La cerimonia, inizialmente prevista integralmente sul molo di Rimini, presso il monumento "La biblioteca di pietra", è stata divisa in due momenti. Il primo, nella sala del consiglio comunale, alla presenza della Vicesindaca Chiara Bellini intervenuta a nome dell'Amministrazione comunale, insieme a Giovanni Ruzzier, esule da Pirano e referente dell'Unione degli istriani, in rappresentanza anche delle altre associazioni degli esuli. Alla cerimonia sono intervenuti anche gli studenti di una V^ superiore del Liceo Giulio Cesare/Valgimigli di Rimini. 

La celebrazione nella sala consiliare è poi proseguita in mattina, con un secondo momento dedicato alla deposizione di una corona d'alloro al monumento dedicato alle vittime del Confine Orientale denominato "Biblioteca di pietra", alla presenza della Vice Sindaca e di Giovanni Ruzzier in rappresentanza delle associazioni degli esuli. 

Le celebrazioni del "Giorno del Ricordo" sono state anticipate ieri sera dal momento dedicato nella seduta del Consiglio comunale, con un intervento dell'Amministrazione comunale e un approfondimento storico di Oriana Maroni.

CERIMONIA ORGANIZZATA DALLA QUESTURA In occasione dell’anniversario della morte di Giovanni Palatucci, Questore di Fiume, Medaglia d’Oro al Merito Civile e Giusto tra le Nazioni, la Questura di Rimini  ha organizzato oggi (venerdì 10 febbraio) una cerimonia commemorativa presso il Cinema Teatro Tiberio. La cerimonia, accompagnata dall’esecuzione dei brani “La vita è bella” e “Hallelujah” da parte di una giovane violinista, si è svolta alla presenza delle autorità cittadine, del Prefetto di Rimini Padovano e del Vescovo Monsignor Nicolò Anselmi. Alla cerimonia hanno partecipato due scuole secondarie di 1° grado di Rimini,  la Scuola Dante Alighieri e la Scuola Panzini, i cui alunni hanno letto due brani, di Liliana Segre ed Odoardo Focherini. Per l’occasione, presso il giardino “Giusti tra le Nazioni” ubicato nel Parco XXV Aprile, è stato piantato un albero in corrispondenza del cippo commemorativo del giovane Funzionario di Polizia che salvò migliaia di ebrei in fuga dalle persecuzioni dei nazisti. 

RICCIONE  La sindaca Daniela Angelini e la vicesindaca Sandra Villa, alla presenza delle autorità civili, dei componenti della Giunta e del Consiglio comunale e dei rappresentanti delle forze armate e dell'ordine, oltre a numerosi riccionesi, hanno deposto questa mattina una corona di alloro nel giardino che la Città di Riccione ha dedicato a Norma Cossetto, studentessa universitaria dell'Istria italiana, uccisa all'età di 23 anni. Si è svolta la commemorazione del Giorno del Ricordo, istituito con la legge 30 marzo 2004 n. 92, volto a "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale". A Norma Cossetto è stato intitolato nel 2022 il giardino tra i viali San Martino, Limentani, Da Verrazzano e la ferrovia, luogo in cui si è svolta la cerimonia e ora simbolo, per la Città di Riccione, per il ricordo di tutte le vittime delle foibe.

IL DISCORSO DELLA SINDACA DI RICCIONE  Siamo qui oggi per ricordare una tragedia a lungo dimenticata. Un dramma che costò la vita a tanti innocenti: numerosi italiani, persone e famiglie che furono costrette a lasciare la propria terra, la propria casa. E per questo è nostro dovere ricordare e preservare la verità storica del passato.  La nostra presenza qui, in occasione del Giorno del Ricordo, solennità nazionale istituita nel 2004 e che ogni anno, il 10 febbraio, rinnova la memoria della tragedia delle foibe e dell'esodo degli italiani, dei fiumani e dei dalmati italiani costretti a fuggire dalle loro terre durante la Seconda Guerra Mondiale e nell'immediato dopoguerra.  Siamo qui per ricordare e non per ricadere nuovamente in quell'orrore che ogni discriminazione etnica comporta. Dobbiamo tutti insieme dare vita una memoria condivisa che si basi sui nostri valori di libertà, civiltà e democrazia.  Solo in questo modo possiamo evitare che nuovi drammi come quello possano accadere ancora una volta. Nostro dovere come amministratori è far sì che non prevalga il silenzio sul sacrificio dei nostri connazionali.   Ecco perché oggi deponiamo una corona d'alloro per ricordare il sacrificio delle vittime.  Questo giardino è stato intitolato lo scorso anno a una di loro: Norma Cossetto, studentessa universitaria dell'Istria italiana, uccisa all'età di 23 anni. Norma Cossetto, simbolo di tutte le vittime delle foibe e Medaglia d'Oro al Merito Civile che il presidente Carlo Azeglio Ciampi le conferì nel 2005 come "luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio". Norma Cossetto fu tenuta separata dagli altri prigionieri e sottoposta a sevizie e stupri dai suoi carcerieri, che abusarono di lei mentre veniva tenuta legata su un tavolo. Il racconto della sorella Licia lascia senza parole.  «Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l'abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all'addome. Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l'abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: "Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch'io"».  L'orrore delle foibe colpisce le nostre coscienze. Queste vicende storiche non possono essere oscurate né dimenticate.

IL DISCORSO DELLA SINDACA DI SANTARCANGELO La ricorrenza che commemoriamo oggi, il Giorno del Ricordo, ci invita a conoscere un insieme complesso di vicende storiche e tragedie umane legate al confine orientale italiano. Dagli esuli giuliano-dalmati alle vittime delle foibe, questa data è l’occasione per scoprire una pagina meno nota della storia italiana ed europea, composta da vicende diverse ma strettamente legate tra loro.

Al dramma dell’esodo abbiamo dedicato l’incontro, che si è svolto nella serata di ieri in biblioteca Baldini, di presentazione del volume a fumetti “Palacinche. Storia di un’esule fiumana”. Si tratta di una storia davvero bella e significativa, alla portata di tutti, che vi invito a recuperare e leggere, da soli o insieme ai vostri genitori o alle vostre insegnanti. Nel libro – come ci ha spiegato l’autrice Caterina Sansone – si racconta la storia di sua madre Elena, che a soli otto anni è costretta a fuggire dalla città di Fiume (oggi Rijeka) insieme alla sua famiglia. Una fuga necessaria perché, dopo la guerra, quella parte di territorio è passata dall’Italia alla Jugoslavia e la vita, già difficile per le dure condizioni del dopoguerra, è ancora più complicata per una famiglia italiana.

Ma all’arrivo nel nostro Paese le cose, per la famiglia di Elena, non vanno come sperato: dopo una breve sosta a Trieste, lei, sua sorella e i suoi genitori vengono trasferiti prima in una tendopoli a Palermo, poi in una baracca a Napoli, dove vivranno per molti anni in attesa di un vero alloggio. La loro condizione è quella di profughi, e dei profughi vivono le stesse condizioni: precarietà, insicurezza, scarsa accettazione da parte delle popolazioni locali.

Oggi nel mondo, secondo i dati delle Nazioni Unite, ci sono più di 82 milioni di profughi: pensate, più degli abitanti di tutta l’Italia, costretti ad abbandonare le loro case a causa di persecuzioni, guerre, violenza, violazioni dei diritti umani. Di questi, 48 milioni sono sfollati interni, ovvero persone che hanno dovuto lasciare la propria città ma sono rimasti nel Paese d’origine: una situazione simile, anche se non del tutto uguale, a quella di Elena e della sua famiglia.

Questo deve farci riflettere sulle conseguenze più concrete, per le persone comuni, dei conflitti e degli eventi drammatici che spesso leggiamo tra le notizie o ascoltiamo dalla televisione. Ognuno di questi fatti, anche quelli apparentemente più piccoli e lontani, genera vittime, costringe persone e famiglie intere a cercare riparo in città o Paesi vicini per trovare quel minimo di sicurezza e libertà su cui non potrebbero contare se restassero dove sono. Da quasi un anno assistiamo a una guerra tremenda, nel cuore dell’Europa: quella tra Russia e Ucraina, che ha causato la fuga di oltre 7 milioni di persone, di cui più di 200mila si trovano in Italia. L’anno scorso, in questa stessa data, eravamo qui a sperare che i due Paesi non andassero oltre, che la guerra non cominciasse. Qualcuno ci aveva anche criticati, perché lo scoppio di un conflitto sembrava improbabile.
E invece, due settimane dopo, era cominciata la guerra. Una guerra per i confini, che richiama molto da vicino le vicende del confine orientale italiano, cominciate all’indomani della prima guerra mondiale e proseguite fino al dramma collettivo dell’esodo negli anni ’50.

Ma in questi giorni abbiamo negli occhi anche un’altra tragedia che ha causato vittime a migliaia e costringerà i sopravvissuti ad abbandonare quel che resta delle proprie case. Parlo del terremoto in Turchia e Siria, in una terra anch’essa di confine martoriata da anni di guerra, che ora deve affrontare le conseguenze di un disastro naturale di proporzioni immani. Di fronte a una simile sofferenza la comunità internazionale si sta muovendo unita per portare aiuti, ma non è sempre così. Ogni giorno, ovunque nel mondo, milioni di profughi e rifugiati sono abbandonati al loro destino. Questo per dire che la lezione che ci insegna il Giorno del Ricordo è senza tempo: ci dice che dobbiamo fare tutto il possibile per evitare che ci siano persone costrette a fuggire e abbandonare la propria casa. Ci dice che non devono esistere ragioni etniche, politiche o religiose che portano alla discriminazione, all’odio, alla volontà di escludere, allontanare o peggio eliminare le altre persone solo perché sono diverse da noi. Purtroppo basta poco per dividere i popoli, le comunità, persino le famiglie, specialmente in periodi e condizioni difficili, dove è necessario lottare ogni giorno per la propria sopravvivenza.

Ma basta poco anche per unire. E questo ce lo insegna molto bene il fumetto presentato ieri sera in biblioteca, dove un dolce della regione istriana diventa terreno comune d’incontro tra croati e italiani. Sono le palacinche del titolo, una specie di crepes caratteristica della zona di Fiume: una parola che ha lo stesso suono in croato e in italiano, e che ci ricorda il potere delle piccole cose nel creare ponti tra le persone. Trovo straordinario e significativo che l’autrice abbia scelto una ricetta come simbolo per raccontare la storia di sua madre, esule, che sicuramente ha comportato tanta sofferenza a lei e alla sua famiglia. Perché ci dà una lezione importante: che è nostro compito, sempre, lavorare per unire, impegnarci per la conoscenza e il dialogo tra le persone, fare tutto il possibile per affermare la pace.

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