Caporalato nel locale di kebab, il titolare si difende: 'Ho aiutato i miei dipendenti'
Il 64enne indagato ha respinto gli addebiti, mentre moglie e figlio si sono avvalsi della facoltà di non rispondere
Lavoratori impiegati su turni di lavoro proibitivi e giornalieri di oltre 15 ore, privi di ferie, malattie e di giorni di riposo settimanale, costretti a dormire nel locale. È quanto emerso dalle indagini dei Carabinieri su un negozio di kebab di Riccione, a seguito della denuncia di uno dei lavoratori, un cittadino di nazionalità straniera: il titolare dell'attività, un 64enne di origine turca, è sotto indagine per caporalato, assieme alla moglie di 55 anni e al figlio 25enne. La donna è stata sottoposta all'obbligo di firma, il marito e il figlio sono invece ai domiciliari.
Oggi (martedì 28 febbraio) si sono tenuti gli interrogatori di garanzia: la 55enne e il 25enne si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, il capofamiglia, difeso dagli avvocati Andrea Muratori e Diego Montemaggi, è stato sentito per oltre 2 ore, in presenza di un interprete. Davanti al giudice ha respinto ogni addebito, fornendo la propria versione dei fatti. I lavoratori, tutti cittadini stranieri, non lavoravano più del dovuto, ma si intrattenevano nel locale anche a turno finito, per rimanere in compagnia dei propri colleghi, essendo sostanzialmente soli, senza le proprie famiglie in Italia; e nel locale mangiavano e cenavano. Il titolare ha spiegato di aver fatto il possibile per aiutarli, arrivando anche a ospitarli nel proprio appartamento e di affittare una stanza in un hotel per dare un alloggio a chi ne era privo. Come alloggio di fortuna aveva offerto anche la propria automobile. Il 64enne ha infine negato fermamente di aver minacciato i propri dipendenti, sottolineando più volte la volontà di aiutarli, essendo a conoscenza dei loro disagi e delle loro difficoltà, avendole vissute lui stesso in prima persona all'arrivo in Italia, nel 2019, da rifugiato politico, in quanto militante del pkk. Nell'autunno del 2021 l'uomo aveva aperto il kebab con moglie e figlio: quel locale che era riuscito a essere la svolta alla sua vita e che ora è invece finito al centro delle indagini della Procura.
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