Emorragia dopo impianto di pacemaker, due medici a processo: paziente chiede 70.000 euro
Si è aperto giovedì 18 febbraio, a Rimini, il processo che vede imputati un cardiochirurgo e una dottoressa del pronto soccorso dell'ospedale Infermi di Rimini, chiamati a rispondere del reato di lesi...
Si è aperto giovedì 18 febbraio, a Rimini, il processo che vede imputati un cardiochirurgo e una dottoressa del pronto soccorso dell'ospedale Infermi di Rimini, chiamati a rispondere del reato di lesioni colpose.
I fatti risalgono al 2012: un bagnino riminese di 66 anni fu sottoposto a un intervento per l'applicazione di un pacemaker. Dopo due mesi fu costretto a recarsi al pronto soccorso a causa di un'emorragia e di un improvviso gonfiore, laddove era stato impiantato il pacemaker: in quell'occasione la dottoressa ritenne non necessario il ricovero. Successivamente il paziente fu richiamato in ospedale affinché il cardiochirurgo potesse procedere a un intervento di routine, senza operazione, per lo svuotamento dei liquidi che si era venuti a formare dopo l'emorragia.
Il 66enne decise di adire le vie legali, affidandosi a un perito di parte. Presto l'ipotesi di un'esecuzione errata dell'intervento ha perso fondamento. Il riminese è andato avanti con la sua battaglia legale, assistito dall'avvocato Maurizio Ghinelli, e ora chiede un risarcimento di 70.000 euro. Il cardiochirurgo è accusato di non aver sospeso, prima e dopo l'operazione, la somministrazione dei farmaci anti-coagulanti che utilizzava il 66enne. Il legale del cardiochirurgo, l'avvocato Cristian Brighi, nega che la causa dell'emorragia sia stata questa: nel caso lo fosse, l'emorragia si sarebbe presentata poco dopo l'intervento. Inoltre, spiega la difesa, la sospensione dell'utilizzo dei farmaci avrebbe comportato rischi più gravi per la salute del paziente, tra cui quello di un ictus.
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