450.000 euro di risarcimento per la morte del marito spariti: assolti avvocati accusati dalla vedova
Sono stati assolti con formula piena due avvocati di Rimini, accusati di essersi intascati 450.000 euro, somma destinata alla vedova di un cittadino albanese e ottenuta come risarcimento al termine di...
Sono stati assolti con formula piena due avvocati di Rimini, accusati di essersi intascati 450.000 euro, somma destinata alla vedova di un cittadino albanese e ottenuta come risarcimento al termine di un procedimento in sede civile. I due professionisti erano accusati di appropriazione indebita in concorso, evasione fiscale e infedele patrocinio. Le indagini erano partite nel 2010: la compagnia assicurativa dell'Ausl aveva liquidato la somma di 660.000 euro alla vedova e ai figli del cittadino albanese, ucciso dopo una rissa. Dagli accertamenti era emerso che il decesso era avvenuto per colpa medica, da qui il procedimento civile aperto nei confronti dell'Ausl. Secondo l'accusa però i due avvocati, con la complicità di un parente del deceduto, si erano intascati la quota spettante alla vedova, 450.000 euro, utilizzando una falsa procura con cui la donna incaricava il parente di ritirare i soldi dal conto corrente in cui erano stati versati dalla compagnia assicurativa.
Uno dei due imputati era difeso dall'avvocato Moreno Maresi, il secondo dagli avvocati Paolo Gasperoni e Tiziana Casali. Di seguito dichiarazione dell'avvocato Maresi.
Il collega riminese che ho assistito è che risultava indagato unitamente ad altra collega, a sua volta tutelata dagli avv Casali e Gasperoni, ha subito suo malgrado una lunga e complessa indagine sul proprio operato ed un analitica verifica sulle proprie disponibilita economiche. L'assoluzione con ampia formula pronunciata dal Gup Tribunale di rimini DR Cantarini, in sede di rito abbreviato, costruisce quindi il pieno riconoscimento di un corretto modo di agire da parte di entrambi i colleghi accusati di plurimi reati. Nell'esprimere la mia personale soddisfazione per l'esito della vicenda, voleva nel contempo evidenziare che ero certo, nonostante la gravità degli addebiti contestati, che l'innocenza dei colleghi trovasse conferma in sede di giudizio.
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