Anziano si lancia nel pozzo e muore, figli e nipote in aula: 'non c'erano segnali che volesse uccidersi'
Lunedì 6 febbraio è proseguito il processo a una 60enne russa, che lavorava come badante in assistenza a un 88enne di Morciano. Il 29 marzo del 2015 l'anziano perse la vita cadendo in un pozzo della s...
Lunedì 6 febbraio è proseguito il processo a una 60enne russa, che lavorava come badante in assistenza a un 88enne di Morciano. Il 29 marzo del 2015 l'anziano perse la vita cadendo in un pozzo della sua tenuta di campagna, tra Onferno e Gemmano, fatto che alla donna costò una denuncia per omessa vigilanza e abbandono di persona incapace. In sede processuale sono stati sentiti i testimoni chiamati dal Pubblico Ministero, tra cui i due figli dell'anziano e il nipote, che hanno confermato la mancanza di avvisaglie di una volontà suicida da parte dell'uomo. Secondo l'Avvocato difensore Massimiliano Orrù, se l'uomo fosse stato mosso da propositi suicidi, avrebbe potuto farla finita in ogni momento, ad esempio buttandosi dalla finestra della camera da letto, al primo piano, senza possibilità di intervento per la badante, che dormiva in un'altra stanza. La difesa ha ribadito che l'anziano non aveva problemi di mobilità, era autonomo e lucido, così la badante doveva occuparsi della faccende domestiche e delle commissioni, senza obblighi di sorveglianza 24 ore su 24. La morte dell'88enne, secondo la tesi della difesa, è da circoscrivere a una caduta accidentale, quindi a una tragica e inevitabile fatalità.
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