Allenatore insulta giocatore e denuncia giornalista. La partita si sposta in tribunale con un rimpallo di querele

Assolto dalle accuse di diffamazione, giornalista sportivo va al contrattacco e cita in giudizio l'allenatore che lo aveva querelato. I fatti hanno per protagonisti due santarcangiolesi e risalgono a...

A cura di Redazione Redazione
21 febbraio 2017 09:00
Allenatore insulta giocatore e denuncia giornalista. La partita si sposta in tribunale con un rimpallo di querele -
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Assolto dalle accuse di diffamazione, giornalista sportivo va al contrattacco e cita in giudizio l'allenatore che lo aveva querelato. I fatti hanno per protagonisti due santarcangiolesi e risalgono a una domenica dell'aprile 2013, giorno in cui si sfidavano, per il campionato di Eccellenza romagnolo, due formazioni: la prima in lotta per l'accesso alla serie D, la seconda senza obiettivi di classifica dopo aver conseguito la salvezza matematica. L'incontrò termino in parità, ma ci fu una pesante coda polemica. L'allenatore della squadra di casa, aspettandosi forse un atteggiamento più morbido degli avversari, aggredì verbalmente un giocatore: "Sei un pezzo un di m…., sei un figlio di p……". Episodi che spesso accadono negli infuocati post partita nei campi da calcio e che generalmente si chiudono senza strascichi. Non in questo caso: l'allenatore infatti non gradì la notizia dello scontro verbale riportata sulla stampa. Nella fattispecie si trattava di una pubblicazione stampata fuori dalla Provincia di Rimini. Il giornalista responsabile, di Santarcangelo, fu così querelato, ma dopo circa 3 anni le accuse nei suoi confronti vennero archiviate.

Furono gli stessi tesserati di entrambe le squadre a confermare che gli eventi descritti nell'articolo corrispondevano a realtà. Usando un termine calcistico, il giornalista decise di andare in contropiede e denunciò per calunnia l'allenatore. Giovedì 23 febbraio si terrà un'udienza del processo, con la parte offesa, rappresentata dall'avvocato Paolo Ghiselli, che intende chiedere risarcimento per gli anni trascorsi con la spada di Damocle di un procedimento giudiziario pendente.

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