Filippo Graziani torna con “Verso Casa”, il nuovo album tra radici, memoria e futuro
In uscita venerdì 23 ottobre per INRI Records, il disco racconta l’infanzia, la paternità e l’eredità musicale di Ivan Graziani attraverso nuove canzoni
Filippo Graziani torna con “Verso Casa”: un viaggio tra radici, memoria e futuro
Esce venerdì 23 ottobre “Verso Casa”, il nuovo album di inediti di Filippo Graziani, pubblicato da INRI Records e disponibile su tutte le piattaforme digitali e in vinile. A quasi dieci anni dal precedente disco di inediti, il cantautore torna con un lavoro che nasce da una rinnovata urgenza espressiva e da un cambiamento personale profondo: la nascita del figlio Ludovico, che lo porta a rileggere la propria infanzia e il rapporto con il padre Ivan da una prospettiva nuova. “Verso Casa” è un percorso nella memoria che guarda al futuro, un ritorno ai luoghi, alle persone e alle esperienze che hanno contribuito a formare l’identità dell’artista. L’infanzia, l’adolescenza, la provincia, le prime esperienze a Milano e gli incontri che lasciano un segno diventano materia narrativa per canzoni capaci di trasformare i ricordi personali in storie condivisibili. Al centro c’è il passaggio da figlio a padre, con il desiderio di consegnare qualcosa di sé alla nuova generazione e, allo stesso tempo, comprendere più a fondo la propria eredità familiare. «“Verso Casa” nasce da una voglia ritrovata di comunicare con il mondo. Per quasi dieci anni non avevo sentito davvero la necessità di fare un disco: non trovavo il modo giusto per esprimere quello che volevo dire, o forse quello che volevo dire non mi sembrava abbastanza necessario. La nascita di mio figlio Ludovico ha spostato completamente il mio punto di vista. Da figlio sono diventato padre, e questo cambia il modo in cui guardi la tua vita», racconta Filippo Graziani.
Un suono tra folk-rock americano e identità personale
Anche la dimensione musicale riflette questa ricerca. Il disco guarda alla grande tradizione americana degli anni Settanta, da Bob Dylan a The Band, passando per Allman Brothers, Neil Young, Little Feat e Jim Croce. Un immaginario folk-rock che dialoga con le influenze presenti nella storia musicale della famiglia Graziani, senza trasformarsi in un esercizio nostalgico. Le canzoni sono nate in sala prove, dalla voglia di tornare a suonare insieme e lasciare che i brani trovassero progressivamente la propria direzione. Le basi strumentali sono state registrate dal vivo, per poi essere arricchite con voci e chitarre. Ne emerge un suono caldo e diretto, costruito su strumenti reali, chitarre, sezione ritmica e assoli, con una produzione che privilegia l’immediatezza e la spontaneità dell'esecuzione. Il risultato è un album in cui la continuità con il passato non limita l'espressione personale di Filippo, ma diventa uno strumento per definire una voce autonoma, riconoscibile e legata al presente.
Le storie di “Selvaggio”, “Lambrate” e “Ragazzi Perduti”
Ad aprire la tracklist è “Selvaggio”, il brano più autobiografico del progetto, che riporta l'ascoltatore all'infanzia e all'adolescenza di Filippo. La canzone evoca una generazione cresciuta senza smartphone e connessione permanente, in un rapporto più fisico e istintivo con il mondo. Il pezzo è anche il nuovo singolo in radio dal giorno dell'uscita dell'album e rappresenta una dichiarazione d'intenti per l'intero progetto. Il videoclip, diretto da Enrico Giannini, intreccia immagini del presente, con Filippo insieme alla band, e filmati privati d'archivio della famiglia Graziani. Molte delle immagini dell'infanzia dell'artista sono state girate dal padre Ivan, dando al racconto visivo una dimensione intima e familiare. Il risultato è un viaggio tra passato e presente, nel quale il figlio di ieri incontra il padre e l'artista di oggi. Con “Lambrate”, il racconto si sposta invece a Milano, tra le prime esperienze della vita adulta, gli spazi ridotti, le difficoltà quotidiane e l'energia di un rock and roll boogie dalle radici americane. “Ragazzi Perduti” torna alla provincia degli anni Novanta e alla noia di un'età in cui le strade sembrano ancora tutte aperte, ma possono condurre lontano, talvolta senza possibilità di ritorno. “Povero Me”, primo estratto pubblicato dall'album, nasce da un momento ordinario: Filippo è bloccato nel traffico e lascia spazio ai pensieri, alle fantasie e al desiderio di evasione. Ne prende forma un racconto tra ironia e malinconia, in cui la passione e la fuga dalla realtà convivono con la consapevolezza dei propri limiti. In “Silvia”, l'adolescenza viene osservata attraverso la fragilità dei sentimenti e la difficoltà di comprendere un desiderio che arriva prima degli strumenti necessari per affrontarlo. La scrittura acustica richiama la tradizione dei cantautori folk americani, mentre “Panico (Punk77)” parte dalla figura di Danny, mito ribelle degli anni scolastici, per riflettere sulle persone che abbiamo idealizzato, temuto o inseguito a distanza e su ciò che rimane di quelle immagini quando diventiamo adulti.
“Le tre chiavi”, il filo che unisce Filippo a Ivan Graziani
Uno dei momenti più significativi dell'album è “Nella musica”, una lettera dedicata al figlio Ludovico. Attraverso una forma acustica essenziale, vicina alla tradizione country, Filippo affida alla canzone una promessa e un messaggio destinato a rimanere nel tempo. Il dialogo con il padre Ivan trova la sua espressione più diretta in “Le tre chiavi”, brano inedito scritto da Ivan e inserito nei formati fisici dell'album. La canzone è arrivata a Filippo attraverso il ritrovamento di un'intervista in cui il padre raccontava l'immagine da cui aveva preso spunto: due cani che lottano per strada a Milano, uno con il collare e uno senza. Da quella scena Ivan aveva sviluppato una riflessione sul rapporto tra chi determina gli eventi, chi li esegue e chi li subisce. A completare il quadro interviene l'imprevisto, quella componente del destino che sfugge al controllo umano. Un'immagine essenziale che si inserisce perfettamente nel mondo di “Verso Casa”, dove il passato non è soltanto un'eredità da custodire, ma una materia viva da interpretare nuovamente. La presenza di Ivan attraversa così l'intero progetto, non soltanto attraverso il legame familiare e musicale, ma anche come parte di una continuità artistica che Filippo riconosce senza rinunciare alla propria identità.
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