Omicidio di Tania Sperindio, per il marito non c’è l’aggravante del femminicidio
Mario Bonifazi è accusato di aver ucciso la moglie a martellate. La difesa: "Nelle prime carte non emergono dinamiche di possesso o prevaricazione"
L’indagine sull’omicidio di Tania Sperindio, uccisa il 15 luglio nella sua villetta di Mulazzano, non comprende al momento l’aggravante del femminicidio. Mario Bonifazi, 71 anni, marito della vittima e reo confesso del delitto, dovrà rispondere di omicidio aggravato dal vincolo di parentela e dalla crudeltà, ma nelle contestazioni formulate finora dai sostituti procuratori che seguono il caso non compare l’ipotesi legata al genere della vittima. A far emergere il dettaglio è l’avvocato Massimiliano Orrù, difensore di Bonifazi, che invita però alla prudenza perché l’inchiesta non è ancora arrivata alla sua conclusione.
"Il femminicidio viene contestato solitamente in presenza di dinamiche di possesso, prevaricazione, odio o gelosia nei confronti della donna in quanto tale", spiega il legale. "In questo caso specifico, l’impianto accusatorio iniziale non ravvisa questi elementi così come emerge dalle prime carte".
La posizione della Procura, tuttavia, potrebbe ancora cambiare. Prima della richiesta di rinvio a giudizio, infatti, i pubblici ministeri possono modificare il capo d’imputazione sulla base degli elementi che emergeranno durante gli accertamenti ancora in corso.
Bonifazi si trova attualmente nel carcere riminese dei Casetti. L’uomo ha ammesso le proprie responsabilità per la morte della moglie, colpita alla testa con un martello all’interno dell’abitazione di Mulazzano, nel territorio di Coriano. Intanto l’inchiesta prosegue anche sul fronte degli accertamenti scientifici. Alla difesa sono stati notificati gli avvisi relativi agli esami tecnici non ripetibili sui reperti sequestrati nella villetta dove è avvenuto il delitto. Gli accertamenti sono stati affidati al Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Parma.
Si tratta di attività che serviranno agli investigatori per esaminare il materiale raccolto sulla scena dell’omicidio e completare il quadro probatorio. Nel frattempo, l’impianto dell’accusa resta quello già delineato: per Bonifazi si procede per omicidio aggravato dal rapporto di parentela con la vittima e dalla crudeltà, mentre l’eventuale contestazione dell’aggravante del femminicidio resta, allo stato, una possibilità ancora aperta.
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