L’Inps le chiede indietro 8.200 euro, 79enne di Rimini vince la battaglia in tribunale

La donna aveva ricevuto dall’Istituto la richiesta di restituzione delle somme percepite nel 2023

20 agosto 2026 14:16
L’Inps le chiede indietro 8.200 euro, 79enne di Rimini vince la battaglia in tribunale - L'avvocata Greta Testa con la nonna
L'avvocata Greta Testa con la nonna
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Una 79enne di Rimini, nel marzo 2024, si era vista recapitare dall'Inps richiesta di restituzione di oltre 8200 euro, in riferimento alle somme a titolo assistenziale percepite nel 2023. Somme percepite in maniera indebita, secondo l'Inps, in quanto la donna aveva superato i limiti di reddito, una volta divenuta beneficiaria della pensione di reversibilità del marito.

La donna si è rivolta così alla nipote, l'avvocata Greta Testa, che ha proposto ricorso al Giudice del Lavoro del Tribunale di Rimini. Il ricorso è stato accolto, in virtù del principio di buona fede e tutela del legittimo affidamento del cittadino. Anche il ricorso in appello proposto dall'Inps è stato respinto: la pensione di reversibilità era stata erogata a partire da dicembre 2022 e non servivano certificazioni fiscali esterne da parte della beneficiaria. E se l'Inps dovesse pagare una prestazione assistenziale che successivamente dovesse ritenere non dovuta, da orientamento giurisprudenziale non potrebbe chiedere indietro le somme. Le somme percepite a titolo assistenziale seguono infatti regole diverse rispetto a quelle legate alle prestazioni previdenziali.

“La pronuncia della Corte D’Appello di Bologna ribadisce un principio di civiltà giuridica e di tutela costituzionale (ex art. 38 Cost.) a favore delle persone più vulnerabili. I ritardi organizzativi o le inefficienze della Pubblica Amministrazione non possono nuocere il cittadino in buona fede” – dichiara l'avvocata Testa. “Questa sentenza di secondo grado non è soltanto una vittoria professionale, ma una conferma personale e familiare: ho mio nonno lassù che mi guarda e che non posso deludere”. 

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