Rimini, altroché lussi e vacanze: le spese obbligate sono alle stelle e pesano sul commercio

Lo riferisce il presidente di Confcommercio Rimini, Gianmaria Zanzini

27 agosto 2026 14:34
Rimini, altroché lussi e vacanze: le spese obbligate sono alle stelle e pesano sul commercio -
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“Il dato sulle spese obbligate fotografa con chiarezza una pressione che le famiglie continuano a sentire ogni giorno e che si trasferisce direttamente sulle imprese del commercio, soprattutto quelle più piccole e di prossimità”. Giammaria Zanzini, presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, commenta l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane che certifica come, in trent’anni, i prezzi dei consumi obbligati siano cresciuti oltre il doppio rispetto a quelli dei consumi commercializzabili. Le spese obbligate, ossia i costi inevitabili come abitazione, energia, sanità e trasporti, sono arrivate ad assorbire il 41,7% dei consumi totali rispetto al 37,0% di trent'anni fa. Rincari con percentuali clamorose, che toccano il picco massimo nel comparto energetico con un rincaro “stellare” del 211%. Nel 2026 le spese obbligate (casa, energia, sanità, trasporti e assicurazioni) assorbono il 41,7% dei consumi complessivi. Un’incidenza in lieve calo rispetto al 2025, ma nettamente superiore al 37% del 1995. In termini pro capite si tratta di 9.693 euro l’anno, con l’abitazione che da sola pesa per 5.335 euro.

“Il punto - sottolinea Zanzini - è che quando quasi 42 euro ogni 100 sono già destinati a spese obbligate, lo spazio per le scelte si restringe. E a essere sacrificati sono soprattutto gli acquisti rinviabili: abbigliamento, beni per la casa e, più in generale, molti prodotti tradizionalmente venduti dal commercio al dettaglio. Per questo il tema del potere d’acquisto non riguarda soltanto le famiglie: riguarda da vicino la tenuta delle nostre piccole imprese. Se poi aggiungiamo che anch’esse devono sottostare ai rincari: carburante alle stelle, affitti, personale, costi di gestione, il quadro a tinte fosche è completo”.

Il 2026 presenta una situazione che va letta senza semplificazioni. I consumi complessivi mostrano segnali di recupero e cresce la domanda legata soprattutto ai servizi, al tempo libero, alla ristorazione e ai viaggi. “C’è voglia di uscire, di vivere esperienze e, certamente, di andare in vacanza. Per un territorio turistico come il nostro è un segnale positivo. Ma non significa che tutti i consumi stiano correndo allo stesso modo. La spesa si sta spostando: si privilegiano sempre più servizi ed esperienze, mentre molti beni fisici tradizionali restano sotto pressione”.

Per Zanzini questa trasformazione impone una particolare attenzione al commercio di prossimità. “Non possiamo considerare i negozi come una componente marginale dell’economia urbana. Un’attività commerciale accende una strada, genera sicurezza, relazioni, servizi e presidio sociale. Quando abbassa una serranda non perdiamo soltanto un’impresa: perdiamo un pezzo di città, di un quartiere o di un borgo”.

Un tema che a Rimini assume anche una valenza turistica. “Il turismo vive della qualità complessiva dei luoghi. Le città attrattive non sono fatte soltanto di alberghi, spiagge o grandi eventi, ma anche di vie vive, botteghe, pubblici esercizi, mercati e negozi capaci di offrire identità e servizi. Se si indebolisce il commercio di prossimità, nel tempo si impoverisce anche l’esperienza turistica. A maggior ragione per questo – conclude Zanzini – servono politiche che rafforzino il reddito disponibile delle famiglie e riducano il peso di imposte, tariffe e costi fissi, insieme a misure capaci di sostenere la competitività delle piccole imprese. Rilanciare i consumi significa anche difendere il tessuto commerciale che rende vivi e attrattivi i nostri centri urbani”.

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