A Rimini nasce RivoltaTi: "Vogliamo dare una direzione alla delusione"
Sei i soci fondatori, Matteo Montevecchi è presidente. Nel progetto un'attività territoriale centrata su identità, cultura e iniziative politiche
Si chiama RivoltaTi ed è la nuova associazione politica territoriale nata nel Riminese. A fondarla sono sei persone che hanno costituito anche il Consiglio direttivo, con Matteo Montevecchi, già consigliere comunale a Santarcangelo e consigliere regionale dell'Emilia-Romagna, nel ruolo di presidente. La nascita dell'associazione è stata comunicata nei giorni scorsi e la notizia è stata ripresa anche dalla stampa locale.
Insieme a Montevecchi, il direttivo è composto da Marco Vigna, segretario, medico ed ex presidente per tre mandati della Commissione albo odontoiatri dell'Ordine dei medici della provincia di Rimini; Adolfo Morganti, vicepresidente, psicologo e psicoterapeuta forense e fondatore della casa editrice Il Cerchio; Stefania Montebelli, vicesegretario; Giorgia Celestre, consigliere, laureata in sociologia e criminologia; e Moreno Babboni, consigliere, scrittore e operatore culturale. L'associazione si definisce autonoma e indipendente e dichiara di voler costruire una comunità politica e culturale radicata sul territorio. "Vogliamo costruire una comunità identitaria, autonoma e indipendente che crede nelle idee che diventano azione", spiegano i sei fondatori.
Tra gli obiettivi dichiarati c'è il superamento di quello che i promotori definiscono "tifo da stadio" della politica. RivoltaTi punta infatti a coinvolgere persone che, secondo i fondatori, non intendono limitarsi alla scelta tra le forze politiche esistenti, ma partecipare direttamente alla vita pubblica attraverso iniziative sul territorio. Un ruolo particolare viene attribuito ai giovani e alla costruzione di un tessuto sociale e culturale capace di trasformare i principi dell'associazione in attività concrete. Nel documento fondativo vengono indicati anche i temi sui quali RivoltaTi intende concentrare la propria attività: la tutela della vita e della famiglia, la libertà educativa, il contrasto a quello che i promotori definiscono "indottrinamento ideologico", la libertà di cura, la sovranità, le radici e le tradizioni, oltre alla sicurezza e al contrasto all'immigrazione e alla criminalità. I fondatori collocano inoltre il progetto in una posizione di critica sia al progressismo sia a quella che definiscono "subalternità culturale" del mondo conservatore. Sul piano delle attività, l'associazione annuncia incontri pubblici, raccolte firme, manifestazioni e percorsi di formazione culturale e politica. È prevista inoltre una struttura interna organizzata in dipartimenti, ciascuno affidato a un referente.
Resta invece aperta la questione di un eventuale ingresso diretto nelle competizioni elettorali. "Non viene esclusa a priori una eventuale e futura partecipazione alle elezioni amministrative sul territorio della Provincia di Rimini", spiegano i fondatori, ipotizzando sia la presentazione di candidati con il proprio simbolo sia il sostegno a liste considerate vicine per principi e valori. Gli stessi promotori precisano però che l'eventuale partecipazione elettorale rappresenterebbe soltanto "un aspetto contingente" rispetto all'obiettivo principale dell'associazione. "Servirà tempo", affermano i sei fondatori, indicando nella costruzione di una rete territoriale il percorso attraverso cui intendono dare forma al nuovo progetto. L'obiettivo dichiarato è creare una comunità con una propria identità e tradurre quella visione in "impegno politico e culturale".
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