Benaglia: "La politica ha smesso da tempo di dare risposte"
L'intervento tra astensionismo, rappresentanza e critica alla politica locale: "Bisogna ripartire dalle idee"
"La politica ha smesso di dare risposte alla cittadinanza". Parte da questa considerazione la riflessione di Stefano Benaglia, che affida a un lungo intervento le proprie considerazioni sul rapporto tra politica, partecipazione e rappresentanza.
Secondo Benaglia, il problema non può essere ricondotto soltanto all'astensionismo. "Ho capito che in realtà non è la domanda giusta, ma come le due cose si alimentino a vicenda: l'astensione è nata come sintomo ma è diventata causa, il meccanismo perfetto perché quella politica continui a non rispondere a nessuno".
Nel suo intervento Benaglia analizza poi le responsabilità delle diverse aree politiche. Da una parte una destra che, a suo giudizio, "riesce a parlare ai suoi con un linguaggio diretto, quasi tribale", salvo poi disattendere una parte delle promesse una volta arrivata al governo. Dall'altra un centrosinistra che avrebbe perso, secondo Benaglia, "la capacità di selezionare la propria classe dirigente", fino a riempire le istituzioni di persone incapaci di contraddire il "potentato di turno".
È proprio la rappresentanza il nodo centrale della sua riflessione. "Non si rappresentano più i cittadini che ti hanno votato, si mantiene in vita un sistema che ha permesso di essere votati. La rappresentanza diventa un'astrazione", scrive. Tra gli esempi citati anche il dibattito sul nuovo piano spiaggia e sulle piscine, con un riferimento all'intervento del consigliere Carminucci in Consiglio comunale, e le dinamiche legate agli apparentamenti elettorali. Situazioni che, secondo Benaglia, raccontano una politica sempre più condizionata da logiche di potere e dalla volontà di "annacquare un dissenso che potrebbe anche essere costruttivo".
La critica si estende poi a quella che definisce una "doppia moralità" della politica. "Si denuncia, giustamente, i crimini del ventennio. Ci si iscrive all'Anpi, si polemizza sui gadget nostalgici venduti nei negozietti e con la stessa faccia si insulta chi non è allineato, si fa di tutto per delegittimarlo". Per Benaglia il rischio è quello di abituare le persone a non contestare, relegando il confronto politico "in stanze lontane dai riflettori", mentre il dissenso viene considerato un ostacolo alla carriera.
La conclusione guarda però alla possibilità di ripartire. "In questo mondo senza ideologie, senza bussole morali, dove si sta imponendo una preoccupante logica del più forte andrebbe ripensato il modo in cui si costruisce il pensiero, la discussione, il confronto".E la strada, secondo Benaglia, passa dalle idee, dall'ascolto e dal coraggio di esprimere il proprio pensiero. "Non dai gadget, non dai simboli e nemmeno nelle liturgie stantie utili a coprire il vero volto del potere. Dalle idee, dal coraggio di dirle, dall'ascolto dei territori, dal rispetto per il mondo in cui viviamo".
A chiudere il suo intervento è una frase che Benaglia racconta di aver letto per la prima volta a 16 anni e che, scrive, ha segnato la sua vita: "Siate sempre capaci di sentire nel profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro ogni uomo, in ogni parte del mondo".
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