Chiringuiti, Paesani rilancia: “Serve legalità, stop a disparità e concorrenza sleale”

Il presidente di Assointrattenimento Romagna difende il ruolo degli stabilimenti regolari e chiede regole uguali per tutti

A cura di Redazione Redazione
26 giugno 2026 09:48
Chiringuiti, Paesani rilancia: “Serve legalità, stop a disparità e concorrenza sleale” -
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La querelle sui chiringuiti continua a tenere banco nel dibattito pubblico, nonostante i tentativi da parte di molti di smorzare le polemiche. Sul tema è intervenuto ieri anche il presidente di Assointrattenimento Romagna, l'imprenditore della notte Lucio Paesani che da anni è in prima linea contro il fenomeno incontrollato delle "discoteche sulla spiaggia".

"La nostra associazione esprime il pieno apprezzamento per le parole del Questore e per la volontà di riportare l'attività dei chiringuitos nell'alveo della legalità, delle regole e della coretta partecipazione della spiaggia stessa alla formazione di un prodotto turistico di qualità, dove ognuno fa il suo rispettando regole, professionalità ed orari". Inizia così il lungo comunicato del presidente Paesani. 

"Non vorrei  tornare sulla tragedia di Capodanno per dire che "tanto lì non succede niente fino a prova contraria", è uno sport che evoca tragedie e lutti. Esperti del Ministero con qualche esperienza in più del sottoscritto o di questo e quel bagnino, ci insegnano bene che qualsiasi assembramento di persone, appena supera le 50 unità, può creare potenzialmente criticità all'ordine pubblico e per l'incolumità delle persone. Quelle persone nella fattispecie sono i nostri figli, che già - loro malgrado - si sono trovati calati in un contesto sociale critico".


Ma il punto per Paesani, come più volte ribadito, resta quello della disparità con le imprese regolari dell'intrattenimento. "In settimana la Guardia di Finanza ha parlato dei danni che la concorrenza sleale causa a tutto il tessuto socio economico. E dunque la questione, e lo ripeto: mi riferisco solo ai 5 o 6 casi limite e non a tutti i chiringuitos, non è solo di ordine pubblico e sicurezza ma  una questione di equità e giustizia. Noi quindi vorremmo mettere l'accento soprattutto sulla disparità di trattamento e condizioni tra le imprese regolari dell'intrattenimento e le "pseudo discoteche da spiaggia". Perché un locale, ricordiamolo, paga affitti che possono superare anche i 200.000 euro annui. Mentre di là  dalla strada, un chiosco di spiaggia a Rimini ne paga in media non più di 5-6000. Vi sembra giusto?, chiede retoricamente il presidente di Assointrattenimento Romagna.

"In un locale il Comune applica la TARI su superfici certe, arrivando a sfiorare anche i 20.00 euro all'anno, a prescindere dai rifiuti prodotti e soprattutto dai giorni di apertura. Se il cliente di un locale sposta il tavolino 30 cm fuori dal costosissimo spazio concesso come suolo pubblico, le multe sono salate. Mentre sull'arenile sappiamo bene che negli ultimi anni non è stato così.  A chi portava in spiaggia migliaia di persone, che producevano rifiuti (in alcuni casi addirittura organici..), nulla veniva richiesto perché le migliaia di metri quadri di sabbia occupati non risultavano essere superfici su cui predisporre il calcolo della TARI né della COSAP. Una tassa, la TARI, che il Comune di Rimini ha invece preteso dai soliti locali  anche quando a  questi, per 22 mesi, è stata inibita l'attivita. Ultimo ma non ultimo l'aliquota IVA, al 22% per un locale ed al 10% per un bar-ristorante in spiaggia. A proposito di disparità".

Paesani però non ci sta a passare come il bastian contrario di turmo, perchè la sua non è mai stata una crociata contro i baretti sulla sabbia. Anzi. "Sappiamo bene che il Comune, attraverso la delibera Chiringuitos, ha risposto ad un esigenza reale. E lo diciamo senza ironia perché anche noi al tempo sostenemmo l'iniziativa. Quella di un servizio aggiuntivo per le centinaia di fruitori della prima linea a cui si è potuto concedere un servizio migliore. E quello di completamento dell'offerta musicale nella prima fascia oraria della sera, fino a lì praticamente inesistente. Non voglio fare di tutta l'erba un fascio perchè per la maggior parte degli operatori questo è stato ed è ancora oggi l'indirizzo. Ma come sempre succede esiste il furbetto che vuole sempre di più: porta 4000 persone in spiaggia, come e più di una discoteca, ed ha perfino il cattivo gusto di parlare di "ancheggiamenti." Qui, bisogna ribadirlo, si è ampiamente esagerato. Fregandosene o, ancora peggio, dimostrandosi beatamente ignari delle conseguenze. Chi sbaglia paga? Ecco, mettiamolo in pratica. E possibilmente non ad ottobre. Dopo aver fatto l'ultima e poi siccome è caldo anche l'ultima dell'ultima. E a chi propone di cambiare le regole, noi consigliamo di leggerle e studiarle".

"Siamo nel 2026: il mercato richiede qualità", sottolinea Paesani. "Soprattutto rispetto alla filastrocca che ascoltiamo da un quarto di secolo sul  "cambio delle regole" e sulla " realtà turistica" che, per alcuni,  dovrebbe dar diritto al Far West. Vogliamo poi parlare dell'art. 41 del Codice della Navigazione? Quell'importante articolo che, nato per dar modo di separare la proprietà della concessione dallagestione, grazie a quelli che oggi chiamiamo Chiringuito d'assalto  e 30 anni fa chiamavamo MEGASTABILIMENTI, ha permesso ad alcuni di fare incetta di concessioni, pagare 10.000 € all'anno allo Stato, incassarne 100.000 di affitto grazie al plusvalore portato da un'attività illegale, e distruggere spiagge che avevano 500 clienti  stagionali tanto poco era considerato il  business  diurno? Sforziamoci di essere seri. Iniziamo a tenere accesi i fari tutte le notti. La furbizia di ieri la pagano i nostri figli oggi ed i nostri nipoti domani".

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