Dal rischio estinzione alla rinascita: lo storione dell’Adriatico torna nei fiumi emiliano-romagnoli

Costa Edutainment e Università di Bologna ricevono la targa Lemure d’Argento per oltre 10 anni di tutela della specie nel bacino padano

A cura di Grazia Antonioli Redazione
20 marzo 2026 12:03
Dal rischio estinzione alla rinascita: lo storione dell’Adriatico torna nei fiumi emiliano-romagnoli -
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Un premio per confermare l’impegno messo in oltre 10 anni nel progetto di conservazione e tutela dello Storione cobice in Emilia Romagna. È quello consegnato da Uiza al Gruppo Costa Edutainment SpA e condiviso con l’Università di Bologna (Dipartimento Scienze mediche e veterinarie), durante il 1° Convegno Nazionale dell’Unione italiana Giardini Zoologici e Acquari, svoltosi alcune settimane fa ad Assisi, che ha riunito la comunità scientifica intorno agli ultimi studi di conservazione delle specie animali più a rischio di estinzione.

La targa Lemure d’Argento è stata ritirata da Costa Edutainment e successivamente condivisa con il professor Oliviero Mordenti dell’Università di Bologna.

Il progetto

In 10 anni sono stati reintrodotti quasi 5.000 storioni cobice, allevati e rilasciati in natura solo al raggiungimento di dimensioni sufficienti per affrontare l’ambiente fluviale. Dai piccoli di pochi centimetri fino agli esemplari adulti di oltre un metro, gli esemplari affrontano non solo le correnti ma anche i predatori, in siti scelti per la presenza di habitat di transizione acqua dolce–salmastra, cruciale per il ciclo biologico della specie. Grazie alla collaborazione tra gli acquari, le aree protette e l’Università, il cobice è tornato a nuotare in acque emiliano-romagnole, dove sta lentamente riconquistando spazi perduti. Segno di un ecosistema in ripresa.

Protagonisti del progetto sono il Parco del Ticino e l’Università di Bologna (sezione Dipartimento Scienze Mediche e Veterinarie) che  guidano il progetto e i protocolli scientifici, e Acquario di Cattolica e parco Oltremare 2.0 di Riccione del gruppo Costa Edutainment.


Fiumi interrotti da oltre 700 sbarramenti nel bacino del Po, acque inquinate, perdita di habitat e bracconaggio. È questo scenario che ha causato la scomparsa dai fiumi italiani dello Storione cobice (Acipenser naccarii), antico pesce del bacino padano anche conosciuto come storione dell’Adriatico. Un vero e proprio fossile vivente, un tempo diffuso in tutto il Nord Italia, che sta tornando a popolare gli habitat fluviali solo grazie alle reintroduzioni in natura e ai corridoi ecologici che i ricercatori riescono a sviluppare. Una vera e propria inversione di rotta verso l’estinzione. I 4900 esemplari sono stati reintrodotti tra fiume Reno, Bevano, Savio, nella laguna Pialassa della Baiona e nell’area meridionale del Delta del Po, permettendo a questa specie di riconquistare habitat perduti.

Il ruolo di Oltremare e dell'Acquario di Cattolica


Nelle vasche del parco Oltremare 2.0 di Riccione sono state curate le fasi più delicate del ciclo vitale di questa acipenseride: l’incubazione delle uova, la prima crescita delle larve, lo svezzamento e il primo accrescimento. L’Acquario di Cattolica, invece, si è occupato di educazione ambientale e divulgazione, avvicinando ogni anno migliaia di visitatori alle storie di questi animali antichi e alla fragilità dei nostri ecosistemi fluviali. Queste due strutture, unite al lavoro dei ricercatori dell’Università e al Parco del Ticino, rappresentano un ponte tra scienza e pubblico, dove la conservazione si traduce in conoscenza, empatia e impegno concreto.

"I nostri parchi hanno sempre più insita nel loro operato la vocazione per la ricerca, la conservazione e la sensibilizzazione - spiega Patrizia Leardini, COO Costa Edutainment (Acquario di Cattolica e Oltremare) - Collaborare con l'Università di Bologna nel progetto sulla conservazione e sulla reintroduzione in natura dello storione è stata una bellissima occasione per rispondere a questa vocazione, mettendo a disposizione competenze e strutture. Il successo dello Storione cobice testimonia il ruolo sempre più attivo di zoo e acquari italiani nella conservazione della fauna selvatica. Invertire la rotta dell’estinzione è una realtà grazie al lavoro congiunto di università, enti di ricerca e strutture zoologiche come le nostre. Abbiamo riportato nei nostri fiumi una specie che sembrava perduta".


Un fossile vivente che non si arrende

 

Lo storione dell'Adriatico è un fossile vivente, comparso più di 200 milioni di anni fa, sopravvissuto a glaciazioni e mutamenti climatici. È una specie semi-anadroma: trascorre gran parte della vita nei fiumi, ma può spingersi in mare o in acque salmastre per la riproduzione.

“Alcuni esemplari rilasciati nel fiume Reno sono stati ritrovati in altri corpi idrici, dopo spostamenti anche di 30-40 km, uno addirittura è stato segnalato nei pressi di Ancona - racconta Oliviero Mordenti dell’Università di Bologna – Ogni storione, prima di essere liberato, viene dotato di microchip che, in caso di ricattura, permette di riconoscere l’individuo e ripercorrere la sua vita a ritroso. È successo persino che un esemplare finisse illegalmente in un mercato: segno di quanto sia importante continuare a lavorare sulla sensibilizzazione oltre che sulla conservazione. Il nostro gruppo di ricerca ha sviluppato un protocollo completo: caratterizzazione genetica dei riproduttori, induzione ormonale della riproduzione, fecondazione artificiale, svezzamento dei giovani con diete specifiche e rilascio in natura seguito da monitoraggio genetico e ambientale”.

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