Dassilva rompe il silenzio. «Manuela mi ha incastrato per coprire qualcuno»
Dopo 694 giorni in carcere e tre mesi di silenzio, Dassilva parla a Ore 14: il verdetto, Valeria, Manuela e il caso Pierina.
Il segno della croce, gli occhi chiusi, poi le lacrime. Louis Dassilva torna a quel 10 giugno, quando nell'aula della Corte d'Assise di Rimini arrivò la sentenza che lo assolveva dall'accusa di omicidio premeditato nei confronti di Pierina Paganelli. Tre mesi dopo quella giornata, e dopo 694 giorni trascorsi in carcere, il senegalese rompe il silenzio. Lo fa davanti alle telecamere di Ore 14, intervistato da Salvo Sottile. Quelle immagini del verdetto sono ancora impresse nella memoria.
Dassilva racconta di non aver capito subito cosa stesse accadendo. "Avevo tanta paura. Se l'avvocato non mi avesse fatto segno non avrei compreso". Poi però, la consapevolezza dell'assoluzione. "Subito dopo ho sentito una liberazione, una presenza di luce, un peso che fino a quel momento era stato troppo". La libertà, per lui, è ricominciata da una cosa piccola. Una colazione insieme ai suoi avvocati, quasi un gesto normale dopo quasi due anni trascorsi in carcere. "Una cosa che mi mancava tanto. Piccole cose che apprezzi quando non le hai". Da quel giorno Dassilva ha scelto di non parlare. Tre mesi lontano dalle telecamere, dalle interviste e dalle domande sul caso che ha cambiato la sua vita.
L'assoluzione, però, non cancella automaticamente quello che è accaduto nei mesi precedenti. Il carcere è un capitolo che torna più volte nelle sue parole. Il momento più difficile racconta, è stato quello dello sciopero della fame. In quei giorni però, ha trovato solidarietà anche tra gli altri detenuti. Da quella lunga permanenza dietro le sbarre dice di avere imparato soprattutto a stare con gli altri e ad aspettare. "Ma soprattutto avere tanta pazienza". Nel racconto c'è anche Valeria Bartolucci, sua moglie. È rimasta accanto a lui durante il carcere e, dopo la scarcerazione, lo ha accolto nuovamente nella loro casa. Per Dassilva la spiegazione sta in una parola: fiducia. "Mia moglie sapeva che ero innocente e ci credeva". Il loro rapporto, racconta, è ripartito da lì. "Siamo tornati come prima, stiamo ancora insieme. E io sono molto innamorato di lei". Ma nel parlare della moglie Dassilva affronta anche una parte della sua vita privata che aveva avuto un peso enorme nell'inchiesta: il tradimento con Manuela Bianchi, la nuora di Pierina. Non cerca di cancellarlo. "Non vado fiero del tradimento, ho ferito i miei famigliari. Non bastano le scuse".
È proprio Manuela Bianchi il nome sul quale le sue parole diventano più dure. La donna, dopo 17 mesi dal delitto, aveva cambiato versione e indicato Dassilva «come l’uomo che si trovava sul luogo del delitto, dicendole come agire». Dassilva respinge quella ricostruzione e ipotizza che dietro l'accusa possa esserci una ragione che ancora non conosce. "Può essere una vendetta. Il motivo lo sa solo lei". Poi la sua interpretazione di quella testimonianza: "Se vai ad accusare una persona di una cosa del genere o hai qualcosa da nascondere o proteggi qualcuno". E ancora: "Sa benissimo di raccontare menzogne. Mi ha incastrato per proteggere qualcuno o se stessa". Non descrive quella relazione come una storia d'amore.
Alla domanda sui suoi sentimenti per Manuela, Dassilva ridimensiona il rapporto: "Per me è stato un rapporto fisico e basta, come altri e non era l'unico". E aggiunge che di quelle vicende personali "ci siamo chiariti". Poi il racconto torna alla donna al centro di tutto. Pierina Paganelli aveva 78 anni quando venne uccisa nel garage di via del Ciclamino il 3 ottobre 2023. Dassilva dice di aver avuto con lei soltanto rapporti di vicinato e precisa che anche Valeria "non aveva un chissà quale rapporto con Pierina". Se lui è innocente però, l'assassino di Pierina è ancora libero. Dassilva dice di essersi fatto un'idea, ma sceglie di non trasformarla in un'accusa. "Non avendo nessuna prova o elemento, non si può puntare il dito". Quando gli viene chiesto chi potesse odiare Pierina, la risposta è immediata: "Io di sicuro no".
30.0°