Uno Bianca: familiari, toglieremo da targhe vittima in più
'Dispiaciuti per l'equivoco, correggeremo le inesattezze'
L'Associazione dei familiari delle vittime della Uno bianca si dice "davvero dispiaciuta per l'equivoco riguardante il computo totale dei morti attribuibili alla banda dei fratelli Savi. In particolare ci riferiamo al caso della vittima tunisina del 19 dicembre 1990, Faethi Ben Hassen". Così l'Associazione dei familiari delle vittime della Uno bianca chiude il caso emerso nei giorni scorsi, dopo che per anni il nome di Fathi Ben Massen, è rimasto inciso a fianco di quelli di 23 vittime della Banda della Uno Bianca sulla targa che si trova a Bologna, in via Lenin, e recentemente aggiunto nel 'Giardino della Memoria', a Rimini. L'Associazione ricorda che quella notte del dicembre 1990, "2 uomini, bianchi, arrivarono a bordo di una Fiat Uno davanti al locale Blue Line di Rimini e spararono una quindicina di colpi con 2 pistole, uccidendo un cittadino tunisino, Faethi Ben Hassen, e ferendo altre 7 persone. Era quello il periodo più terrorizzante e xenofobo della vicenda della Uno bianca". Tempo, luogo, modalità dell'azione al Blue Line "sembravano tipici dei comportamenti abituali di quella banda, tanto che anche un lavoro pubblicato dalla Scuola di Giornalismo di Bologna elencava quel fatto tra i colpi della banda Savi", sottolinea ancora l'Associazione, ricordando che anche la magistratura riminese indagò in quella direzione. "Recentemente abbiamo però avuto la conferma che i fratelli Savi non confessarono mai quel delitto, e che pure le perizie balistiche diedero esito negativo. Il caso è dunque da ritenersi irrisolto, in quanto nessun altro colpevole ci risulta sia mai stato individuato". Infine l'Associazione si dice "immensamente dispiaciuta per quella povera vittima innocente, a cui continuiamo comunque a sentirci molto vicini", e fa sapere che provvederà "a correggere le inesattezze presenti nei luoghi della memoria".
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