Calcio, l'addio a Frosio. I compagni ex Rimini: 'Un maestro di calcio e di vita'

Bianchi, Mastini, Zamagna, Zannoni: 'A 36 anni aveva ancora voglia di imparare. Era umile, per noi ventenni un esempio'

A cura di Redazione Redazione
21 febbraio 2022 14:43
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Ha lasciato attoniti la Rimini del pallone la prematura scomparsa di Pierluigi Frosio, un campione sul campo e fuori. Aveva 73 anni. Fu protagonista nel Rimini di Arrigo Sacchi, in serie C1, ultima tappa di una luminosa carriera, chioccia di un gruppo di giovani talentuosi protagonista di un campionato super per risultati e qualità di gioco che rimarrà impresso nella memoria per sempre. Era la stagione 1984-1985 e il capitano ex Perugia aveva 36 anni.

Walter Bianchi, lei faceva parte di quella squadra. Che ricordo ha di Frosio?
“Piero era una fratello maggiore, noi ventenni e lui 36enne. A Rimini non aveva la famiglia e quindi spesso veniva con noi la sera a cena. Aveva lo spirito di un ragazzino, voleva imparare un calcio per lui nuovo e sicuramente e l'approccio è stato ottimo, di curiosità nonostante la sua carriera illustre e l'abitudine ad un calcio del tutto diverso: la esperienza di Rimini al fianco di Sacchi è stata una fortuna per lui, che pure aveva avuto allenatori di qualità primo tra tutti Ilario Castagner, la spinta giusta per intraprendere la carriera di allenatore. Non faceva pesare assolutamente la sua esperienza in allenamento e si metteva a disposizione”.
Ricorda un aneddoto?
“Sacchi ci faceva fare in allenamento degli uno contro uno. Frosio non era certamente un giocatore veloce, eppure neppure Righetti o Protti, che erano i più rapidi, riuscivano a superarlo. Conosceva i tempi, sapeva muoversi, era un giocatore intelligente. Sapeva usare la testa, non solo il fisico. E Sacchi ci invitava tutti a studiarne i movimenti. Noi difensori in particolare lo ammiravamo estasiati".
Fabrizio Mastini aggiunge: “Pierluigi era una persona straordinaria. Fu un compagno di squadra eccellente non solo per la sua qualità tecnica ma anche per le grandi doti umane. Sempre a disposizione, umile, mai sopra le righe. Non si esaltava quando le cose andavano benissimo, non si deprimeva nei momenti difficili. Era equilibrato”.
Come trattava i giovani? Che rapporto aveva con Sacchi?
“Era uno d noi, un esempio. Non si gestiva come succede ai giocatori di una certa età, anzi: si allenava quanto noi, anche se non era al massimo e avrebbe potuto stare ai box perchè non al meglio o indisposto  Era un esempio, ci stimolava continuamente, ci caricava, ci ripeteva che allenarsi bene in settimana dava risultati in campo. I consigli di cui era prodigo si sono rivaleti preziosi per la carriera di tutti noi – continua Mastini – Per Sacchi era una sorta di allenatore in campo: avevano un confronto costante. Pierluigi diede al mister una mano importante e in cambiò fece conoscenza con concetti tacnico tattici allora nuovi che gli ritornarono utili nella sua carriera di allenatore: i suoi metodi, il pressing, la zona, il fuorigioco allora erano una novità assoluta. Frosio fu importante da un lato per Sacchi perché abbracciò completamente, con entusiasmo, la sua filosofia di gioco rivoluzionaria, e dall'altro per noi ragazzi perché vedevamo un veterano che per primo credeva in quello che si faceva. Un esempio, appunto”.
Lele Zamagna, che parteciperà mercoledì ai funerali dell'amico Frosio a Monza, racconta: “Ero ventunenne allora, facevo il vice di Manzi o di Rocco, in allenamento non mi pareva vero di poter giocare al fianco di Pierluigi, un campione per me che ero alle prime armi e avevo tanta voglia di imparare. Piero aveva carisma e una grande voglia di mettersi in discussione a dispetto dell'età. Ogni allenamento al suo fianco era un arricchimento. Ricordo il mitico 2-1 di Rimini- Vicenza in un Romeo Neri gremito. Era il 5 maggio del 1985. Dopo il gol dello 0-1 di Baggio Pierluigi mi rincuorò: “Dai Lele, non è nulla. La partita è tutta da giocare. Vedrai che andrà bene. E così fu. Per tutti noi giovani di quel Rimini Pierluigi era la nostra bussola”.
Davide Zannoni, capocannoniere di quel Rimini con 17 reti, ebbe Frosio come compagno di squadra in biancorosso e come tecnico al Ravenna in serie B: “Dopo un periodo di rodaggio Pierluigi si calò alla perfezione nel calcio di Sacchi che predicava aggressività e ritmo. Aveva una carattere eccezionale, non faceva pesare la sua grande esperienza che anzi metteva a disposizione di tutti noi. Non si tirava indietro mai indietro. E come allenatore mantenne quel modi garbati e gentili che aveva da compagno di squadra. Un vero signore".
Compagno di squadra di Frosio è stato anche Giordano Cinquetti nella sua prima stagione di serie A al Perugia – 76-77 – successiva alla prima promozione dalla C serie alla serie B con il Rimini. “Era un leader Pierluigi, ma era una persona assai tranquilla. Uno che faceva gruppo, uomo di spogliatoio. Lui aveva 28 anni, io 23. Feci gol al Catanzaro e lui mi servì un pallone in profondità. Dopo la rete mi disse: ‘Giordano, devi farlo più spesso quel movimento'. Giocava da libero, era corretto, pulito negli interventi, segnava anche dei gol nelle incursioni offensive oppure su palle inattive. Quel Perugia era una squadra di bravissimi ragazzi: Frosio, Novellino, Curi, Agroppi, Nappi, Ceccarini, Vannini…. Una notizia che mi ha rattristato tanto”.
Stefano Ferri

Nella foto. In alto da sinistra: il tecnico Arrigo Sacchi, Marco Ferrari, Davide Zannoni, Giampiero Rocco, Giancarlo Boldini, Walter Bianchi, Pierluigi Frosio, Walter Borghini, il vice allenatore Giorgio Perversi.
Al centro da sinistra: Adolfo Sormani, Fabrizio Mastini, Andrea Galassi, Gabriele Zamagna, Sabatino Saveriano, Gaetano Manzi, Maurizio De Luca.
In basso da sinistra: Alberto Albani (magazziniere), Mirco Mattei, Luca Righetti, Pierluigi Pierozzi, Gianni Cristiani, Paolo Cangini, il massaggiatore Francesco Pianori. Nel riquadro in alto Igor Protti.
 

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