Truffa Hotel Gobbi, gestore si discolpa. Il giallo tra conto off-shore e messaggi whatsapp
Gestore di fatto, ma non gestore in sostanza? Da chiarire i ruoli dei soci
La certezza è che il 33enne di Torino, gestore dell'hotel Gobbi di Marebello, fosse effettivamente il legale rappresentante della società di gestione della struttura, sottoposta a ordinanza di chiusura lo scorso 12 agosto per violazione delle norme anti-incendio. Ma sulle responsabilità delle parti nella truffa, che ha rovinato la vacanza a 500 turisti, dovranno faranno luce la Procura e il Tribunale di Rimini.
Il gestore, difeso dall'avvocato Massimiliano Orrù, è stato convinto da uno dei soci a finanziare l'affare, abbandonando il lavoro da dipendente in un'importante industria della sua città d'origine: un abbandono praticamente letterale, visto che il 33enne ha dismesso i panni dell'operaio da 4 mesi. E ora punta il dito proprio verso uno dei tre soci, quello sul cui conto corrente off-shore sarebbero finite le caparre versate dai turisti per le "camere fantasma", con la complicità della segretaria, una ragazza nordafricana che è stata licenziata per giusta causa. Il gestore sta raccogliendo materiale probatorio in sua difesa, cioé le ricevute dei versamenti relativi al servizio Pos, collegati a questo conto corrente off-shore, e anche messaggi whatsapp a prova che la segretaria, responsabile delle prenotazioni, continuava a raccoglierle nonostante fossero già arrivati turisti trovatisi poi senza camera per alloggiare. E per ciò che concerne le fatture non pagate dei fornitori, è il braccio destro del gestore a ribadire che i contratti sono stati stipulati da un altro socio, riconoscibile peraltro da un vistoso tatuaggio sul dorso della mano. In pratica, il gestore di fatto copriva quello che era il vero gestore. La palla passa ora agli inquirenti.
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