Indagine a Rimini imprese poco innovative: troppa pressione fiscale, bene l'uso del web

Nei giorni scorsi, il Servizio Politiche Comunitarie della Provincia di Rimini ha presentato al pubblico due ricerche sull’innovazione delle imprese del territorio, una delle quali focalizzata espress...

A cura di Redazione Redazione
07 maggio 2015 09:55
Indagine a Rimini imprese poco innovative: troppa pressione fiscale, bene l'uso del web -
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Nei giorni scorsi, il Servizio Politiche Comunitarie della Provincia di Rimini ha presentato al pubblico due ricerche sull’innovazione delle imprese del territorio, una delle quali focalizzata espressamente sulle imprese turistiche.

Questo lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo IPA – Smart Inno, di cui la Provincia di Rimini è il coordinatore internazionale, che coinvolge 18 partner da 8 paesi europei (Italia, Grecia, Croazia, Albania, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro e Slovenia). Il progetto ha l’obiettivo di stimolare l’innovazione delle imprese del bacino adriatico nell’ambito più generale della Strategia Adriatico Ionica, avviata lo scorso anno dall’UE.

L’Istituto Cattaneo di Bologna, con la collaborazione del Cise (azienda speciale della Camera di commercio di Forlì-Cesena), ha realizzato un’indagine che ha coinvolto fra novembre 2014 e gennaio 2015  oltre 1300 imprese ciascuno: uno relativo al comparto del turismo (alberghi, ristoranti, agenzie di viaggio, ecc.); l’altro comprensivo di tutti gli altri settori economici (in primis metalmeccanica, agro-alimentare, legno/mobili, commercio).

Guardando all’ultimo triennio, il 50,9% del campione del comparto del turismo e il 58,8% dell’altro campione dichiara di non aver introdotto alcuna innovazione.

Fra le imprese che hanno innovato nell'ultimo triennio, la maggioranza ha introdotto innovazioni di prodotto di tipo incrementale, mentre l’innovazione radicale, più pregiata per l’impresa, ha riguardato una minoranza dei casi. Notevole invece il ricorso a innovazioni di marketing, in particolare per le imprese del turismo (21,1% dei casi).

Si nota una quota più elevata di imprese innovative nei settori meccanica, carta/editoria, chimico/farmaceutico e del turismo. Le differenze non riguardano soltanto il settore produttivo bensì la dimensione di impresa, con le imprese più grandi che, come atteso, si dimostrano effettivamente più propense a innovare.

Una relazione nitida emerge inoltre con riferimento al grado di apertura al mercato internazionale dell'impresa: guardando al campione del manifatturiero e del terziario non turistico, si osserva che fra le imprese con mercati di sbocco collocati esclusivamente a livello locale non ha innovato il 65% dei casi , fra le aziende con grado di apertura limitato, la percentuale si riduce al 51%, mentre fra quelle con grado di apertura significativo – che presentano dunque tra i propri clienti soggetti collocati in paesi esteri del mercato globale, tale percentuale – scende fino al 23,3%.

Gli investimenti realizzati
Gli investimenti, strettamente legati all’innovazione, vedono le imprese impegnate innanzitutto nell’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature (e nel rinnovo di locali per quelle del turismo) e in secondo luogo nello sviluppo di nuovi prodotti/servizi all’interno dell’azienda, relativo dunque allo sviluppo interno, ossia ad attività realizzate all’interno dell’impresa volte ad accrescere più in generale il know-how aziendale e quindi le potenzialità di ulteriore sviluppo del business.
 

Il principale beneficio dell’innovazione è stato individuato dalle imprese nel miglioramento della qualità dei prodotti/servizi, indicato da circa l’85% dei casi di entrambi i campioni coinvolti nell’indagine, seguito dal miglioramento del risultato economico.
Il principale ostacolo all’innovazione viene indicato dalle imprese nell’eccesso di pressione fiscale, giudicato un grave ostacolo da oltre otto imprese su dieci di entrambi gli aggregati; seguono le difficoltà strategiche di collocazione su un mercato in sempre più rapido mutamento e il rischio d’impresa percepito come troppo elevato dinnanzi al perdurare della crisi e all’incertezza per il futuro.

Circa due terzi delle imprese dei due campioni riminesi possiedono un proprio sito web, con una relazione diretta rispetto all’innovatività dell’impresa e al suo grado di internazionalizzazione.

Siti web maggiormente evoluti, con possibilità di interazione da parte dell’utenza tramite chat, forum, blog, possibilità di e-commerce riguardano principalmente le imprese del turismo (circa un terzo ha un sito a elevata interazione).

I social network sono ancora poco utilizzati: non ne usa alcuno il 50% delle imprese del turismo e il 63,5% di quelle dell’altro campione indagato. Fra le imprese che li utilizzano, il più diffuso risulta Facebook (42,5% delle imprese del turismo, 18% di quelle degli altri settori economici), seguito da Twitter (rispettivamente 7,4% e 2,3%).

Ancor meno utilizzati sono i siti di web reputation e vendita online, non usati da quasi tre quarti delle imprese del comparto turistico. I più diffusi risultano essere TripAdvisor (13,2%) e Booking (13,2%).

Dall’indagine risulta che l’8% delle imprese turistiche e il 6,7% di quelle degli altri settori ha già seguito un processo di conversione alla green economy. La conversione al green ha riguardato innanzitutto il tema dell’energia (impianti fotovoltaici, fonti rinnovabili, macchinari a minore consumo, maggiore efficienza energetica, ecc.).

I settori più verdi risultano essere la carta/editoria e l’agro-alimentare, ma anche il chimico/farmaceutico, plastica, gomma, elettricità/elettronica, a sottolineare ormai la “trasversalità” del green.

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