Vincenzo Muccioli, dopo 21 anni respinta richiesta risarcimento contro Sgarbi per diffamazione ai pm riminesi
La Corte d'appello di Ancona ha rigettato l'appello proposto dai magistrati Franco Battaglino e Paolo Gengarelli contro la sentenza del Tribunale di Ancona che il 16 giugno 2010 respinse una richiesta...
La Corte d'appello di Ancona ha rigettato l'appello proposto dai magistrati Franco Battaglino e Paolo Gengarelli contro la sentenza del Tribunale di Ancona che il 16 giugno 2010 respinse una richiesta di risarcimento danni avanzata dai due magistrati nei confronti di Vittorio Sgarbi. Respinto anche l'appello incidentale di Sgarbi contro la medesima sentenza. L'allora procuratore di Rimini Battaglino e il suo sostituto Gengarelli avevano citato in giudizio Vittorio Sgarbi per alcune dichiarazioni ritenute diffamatorie fatte dal critico d'arte il 20 settembre del 1995, durante la trasmissione di Canale 5 'Sgarbi quotidiani'. Commentando la notizia che i due magistrati avevano chiesto di acquisire le cartelle cliniche di Vincenzo Muccioli, fondatore della Comunità di San Patrignano, all'epoca sotto inchiesta e per un certo periodo ricoverato a Milano, Sgarbi aveva detto: "Nessuna pietà per questi giudici. Per salvaguardare la dignità di piccoli uomini dovevano insultare un uomo che sta morendo. Mentalità di uomini di paese che si comportano come vigili urbani che vanno a chiedere se sono state rispettate le misure nella costruzione di una casa…". Gengarelli e Battaglino avevano denunciato il critico per diffamazione davanti al Tribunale di Firenze. La videocassetta dell'intervento tv di Sgarbi non era mai stata acquisita, e il Tribunale, accogliendo le istanze del difensore, l'avv. Giampaolo Cicconi, aveva dichiarato con sentenza del 2 ottobre 2003 il non luogo a procedere per l'estinzione del reato, nel frattempo prescritto. Nel 2008 i due magistrati – che nel processo penale a Firenze si erano costituiti parte civile – si erano rivolti al Tribunale civile di Ancona con una richiesta di risarcimento dei danni, rigettata nel 2010 dal giudice Pietro Merletti. Ora la Corte d'Appello ha respinto i ricorsi e compensato integralmente tra le parti le spese di lite. (ANSA).
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