Da professore a manager del Rose&Crown, Richard svela retroscena rissa Italia '90: 'creata ad arte dai media'

Dal 1975 è al timone del mitico “Rose&Crown”, il primo british pub sorto in Italia nel lontano 1964. Ma la storia professionale di Alduino Di Angelo, per tutti “Richard”, è nata quasi per caso. In...

A cura di Redazione Redazione
04 marzo 2017 13:23
Da professore a manager del Rose&Crown, Richard svela retroscena rissa Italia '90: 'creata ad arte dai media' -
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Dal 1975 è al timone del mitico “Rose&Crown”, il primo british pub sorto in Italia nel lontano 1964. Ma la storia professionale di Alduino Di Angelo, per tutti “Richard”, è nata quasi per caso. Inizialmente, infatti, i progetti erano ben altri. E’ lo stesso “patron” dello storico locale riminese a parlare di 40 anni e oltre di vita vissuta, intensi come solo la movida in Riviera è in grado di raccontare. “Studiavo all’università di Urbino perché avevo in mente di diventare un professore di inglese così, per imparare meglio la lingua, ho pensato di recarmi a Londra. Il primo impiego è stato in un locale alla moda di ‘Kings Road’, nel centro della città, gestito dalla nota casa discografica ‘Emi’. Ero un coffee boy, l’ultima figura professionale in ordine di importanza, ma ho avuto la possibilità incontrare personalità quali Rod Stewart, David Bowie, Woody Allen e Mia Farrow”. Dopo poco tempo la svolta, la scintilla, che ha dato il via al tutto. “Quell’impiego mi era un po’ stretto, così sono andato a lavorare in un pub vicino a quello che una volta era il mercato dell’ortofrutta e, allo stesso tempo, alla ‘Royal Opera House’, uno dei teatri più importanti al Mondo. In quel contesto ho notato che nello stesso ambiente erano in grado di convivere i lavoratori che scaricavano le casse al mercato e i musicisti in frack, E, perché no, le soubrette che si esibivano nei night. Un insegnamento per me fondamentale tanto da diventare poi uno dei nostri slogan, – davanti a una pinta di birra siamo tutti uguali -”. Dopo l’esperienza oltremanica il ritorno a Rimini e il Rose. “Il locale era stato rilevato dai ragazzi del Carnaby, ho cominciato come manager e dopo due anni ho acquisito le quote. Inizialmente la clientela era quasi tutta composta da inglesi perché per i turisti britannici, e della Mitteleuropa in generale, Rimini rappresentava i Caraibi. Col passare degli anni la nostra mentalità si è aperta al punto di comprendere l’importanza dei pub come luoghi di aggregazione, di socializzazione, tanto che, alla fine degli Anni Ottanta, abbiamo deciso di restare aperti tutto l’anno, e non più solo durante la bella stagione”. Diversi i momenti memorabili tra tutti quelli accaduti in 42 anni da manager. Uno dei più noti, almeno dal punto di vista delle cronache, resta il “rissone” scoppiato durante i Mondiali di Italia ’90, un episodio che ha fatto letteralmente il giro del mondo. “E’ accaduto la sera di Italia-Uruguay e il Rose era il quartier generale dei tifosi inglesi dato che, molti dei quali, il giorno dopo avrebbero assistito, a Bologna, alla gara la propria nazionale contro il Belgio”. I disordini sono cominciati dopo la vittoria degli Azzurri. “Durante i caroselli dei tifosi italiani una ventina degli allora famigerati ‘hooligans’ ha cominciato a lanciare bicchieri contro le auto in transito, lato monte e lato lungomare, per poi urlare che gli italiani stavano attaccando. Ovviamente i tifosi britannici presenti all’interno del pub, con i quali fino a quel momento non c’era stato alcun problema, si sono riversati in strada. Una guerriglia durata due ore. Noi ci siamo chiusi dentro e fortunatamente, salvo un paio di tavoli e qualche bicchiere rotto, non abbiamo avuto danni”. Contrariamente ad alcune ricostruzioni dell’epoca, o a quanto per certi versi è rimasto nell’immaginario collettivo, non si è trattata di una rissa tra tifosi italiani e hooligans. “E’ stata una situazione provocata da questi ultimi perché pagati da alcuni giornali internazionali che, non a caso, nei giorni seguenti hanno triplicato le proprie vendite. Basti pensare che, alle 20 sul lungomare davanti al locale, c’era già la camera di una televisione pronta a filmare quanto poi sarebbe successo. Le immagini hanno fatto il giro del mondo. Il giorno successivo abbiamo scelto di rimanere chiusi proprio per dare un segnale, non avevamo nulla a che fare con certi personaggi”. Tanti anche i ricordi positivi, a cominciare dal “Summer festival” nato nel 2014 in occasione dei primi 50 anni del pub. “E’ stato un grande evento, un regalo che abbiamo voluto fare a Rimini perché Rimini ci ha dato tantissimo. La prima sera, sul palco per dare il via alle danze, ho avuto la fortuna di parlare davanti a 16mila persone. Un’emozione grandissima. Di quelle, parafrasando un noto spot, che non hanno prezzo. Soprattutto è stato toccante vedere la presenza di tante generazioni, tantissime persone che almeno una volta erano state al Rose. Non è stata la nostra, ma la loro festa”. Già fervono i preparativi in vista della prossima edizione. “Per non sovrapporre i grandi eventi dell’estate riminese, quali ‘Molo Street Parade’ o ‘Notte Rosa’, anticipo che la quarta edizione si svolgerà dal 14 al 23 luglio prossimi. Come di consueto ci saranno artisti di grande livello, internazionali ma anche nazionali. Trattandosi di un festival, naturalmente rappresentativi dei vari generi musicali, in modo tale da accontentare tutti i palati”. Tornando nello specifico al “Rose”, l’atmosfera sembra rimasta in tutto e per tutto quella di sempre. “Se si eccettua per le innovazioni di tipo tecnologico, quelle meno visibili, o situazioni quali la nostra sala fumatori con aspiratori all’avanguardia e bar proprio, quasi fosse un altro locale, il tutto è volutamente rimasto inalterato. Il ‘Rose’ resta di moda senza fare moda perché l’essenziale è altro, ingredienti ben più importanti rispetto agli orpelli, alle cose esteriori o, appunto, alle mode”. D’obbligo, dunque, provare a scoprire i segreti del successo. “La nostra è una professione che dà molto ma richiede altrettanto, in termini di dedizione, tempo e orari molto differenti da quelli comuni. Per esercitarla al meglio occorre naturalmente testa ma, non meno importanti, sono cuore e passione. Trasmettere a chi entra nel locale sensazioni, emozioni. Essenziale è l’essere sempre veri. Far capire che, oltre all’Euro, c’è tanto altro. In questo modo puoi piacere a tanti e, ovviamente, non trovare il medesimo gradimento in altri. Ma se fingi non piaci a nessuno, e anche il tuo stesso lavoro diventa un incubo. Nel caso molto meglio dedicarsi ad altro”.  L’ultima battuta riguarda il presente, in particolare i “famigerati social” che, forse troppo spesso, sono ormai parte delle moderne serate. E, anche in questo caso, la precedenza è alla tradizione. “A cosa serve uscire di casa, spendere soldi, per poi isolarsi facendo i fatti propri pur essendo in compagnia di amici? Al contrario, credo che il vero ‘social’ sia proprio un locale come il Rose. Non a caso, nel nostro menù, scriviamo: ‘Abbiamo il wi-fi, ma preferiamo parliate tra di voi”. 

Sergio Cingolani

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