Calcio: Antonio Bianchi, ricordi e aneddoti dell'allenatore della Colonnella. Cuore diviso a metà tra Roma e Rimini

La nostra chiacchierata inizia con un appello. "Ho fatto cercare a mio figlio su Internet, non sono riportato nella rosa del Rimini 1978-79. Ma quell'anno, nella rosa della Serie B, c'ero anche io". A...

A cura di Redazione Redazione
01 luglio 2017 05:47
Calcio: Antonio Bianchi, ricordi e aneddoti dell'allenatore della Colonnella. Cuore diviso a metà tra Roma e Rimini -
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La nostra chiacchierata inizia con un appello. "Ho fatto cercare a mio figlio su Internet, non sono riportato nella rosa del Rimini 1978-79. Ma quell'anno, nella rosa della Serie B, c'ero anche io". Antonio Bianchi, classe '59, romano di origine, ma riminese d'adozione. Quarant'anni vissuti a Rimini, circa quattrocento partite tra i professionisti, tra Coppa Italia e campionati di Serie C. Da allenatore si è legato a realtà del territorio come Colonnella, Rimini United e Bellariva, oltre a un passaggio a Novafeltria che ricorda sempre con affetto. A Rimini da calciatore due stagioni: nel 1977-78 nella formazione primavera, l'anno successivo ha lavorato braccio a braccio con i giocatori della prima squadra. Di seguito ha iniziato il suo percorso da calciatore professionista che lo ha portato in piazze come Livorno, Siena e Bologna, ma anche Francavilla e Campobasso.

Antonio Bianchi è cresciuto con un incredibile amore per il gioco del calcio. E' solito fermarsi anche a guardare la partita tra le squadre del bar, "perché qualche cosa interessante la si può vedere anche lì, qualche accorgimento tattico da prendere". Una passione smisurata per il calcio che trasmette in questa lunga chiacchierata, tra aneddoti e battute. Nasconde l'inevitabile passaggio del tempo rasando a zero barba e capelli: fisico asciutto, muscoloso, in evidenza i tatuaggi, specie quello più amato sul braccio destro, con il nome dei figli Sara e Francesco. Quest'ultimo fino all'anno scorso ha militato nel Colonnella, a disposizione del padre allenatore; ora le loro strade si sono separate, anche se Bianchi Jr., destinato al campionato sammarinese, ha assunto il ruolo di consulente esterno per la formazione della rosa che parteciperà al prossimo campionato di Prima Categoria Girone H. "Per mio figlio ho un grande rimpianto, nel 2006 avrebbe dovuto far parte della primavera del Siena in Serie A. Era piaciuto molto all'allenatore della primavera Luciano Bruni, poi lo scandalo Calciopoli fece uscire i toscani dall'orbita di Moggi, ci furono dei cambiamenti compresa la panchina della primavera", ricorda Bianchi con un velo di rimpianto dipinto sugli occhi. 

Bianchi Senior in una primavera importante era arrivato, stagione 1976-77. Ha iniziato nelle giovanili della "Magica", squadra della quale è tifosissimo ("Monchi è un grande ds, quest'anno la Roma farà una grande squadra"), poi il passaggio alla Lodigiani Roma e infine al Genoa. L'osservatore che lo aveva seguito gli comunicò che sarebbe passato alla società ligure, ma gli fece una raccomandazione: "Calcia di più con l'interno del piede, usi solo l'esterno". Un suo allenatore alla Roma infatti gli aveva dato un consiglio: "Con i tappi delle bottiglie non giocarci con le mani, ma usali per calciare con il piede d'esterno". Bianchi è diventato un maestro nel calciare d'esterno: ancor'oggi stupisce i suoi giocatori, sfidandoli nelle pause in allenamento in prove di abilità. Da calciatore era un tuttofare: libero o centrocampista ("di qualità e quantità"), talvolta esterno. L'esperienza nella primavera del Genoa è finita per un improperio lanciato verso un importante dirigente. Da Genova il passaggio a Rimini. Gino Stacchini, dopo una settimana di prova, lo fece ingaggiare: "Prendiamo due giocatori in uno da quanto è bravo". Tante stagioni vissute da calciatore professionista, a 30 anni la decisione di smettere, rafforzata anche da un grave lutto subito in famiglia. Dopo qualche anno, grazie al Bellariva, è iniziata la sua carriera di allenatore nel riminese. Per Bianchi contano di più le motivazioni o la tattica? "Entrambe, i ragazzi tatticamente li faccio stare tanto in campo, specie durante la preparazione. Lavoriamo tanto con il pallone. Ma le motivazioni, anche in base alla mia esperienza da calciatore, sono tutto". Il tecnico romano è stato protagonista di promozioni sulle panchine del Rimini United e della Colonnella, squadra che quest'anno ha guidato a una miracolosa salvezza in Prima Categoria. Negli anni ci sono stati contatti con società di categorie superiori, ma non si è fatto mai nulla. "Sono un carattere un po' particolare – spiega Bianchi – e così i presidenti hanno paura quando la domenica vengono a visionarmi, per il modo che ho di relazionarmi con i giocatori". Poi però arriva la precisazione: "Dico sempre, parto con 20 giocatori, finisco sempre con 21. Però ad ogni modo dicono che sia bravo: lo dicono gli altri, lasciamoglielo dire". Rapporto difficile con i giocatori? "Assolutamente, chiunque è stato con me ti dice come lavoro e quello che sono. I giocatori non devono avere paura di me, ma semplicemente io dico le cose come sono, non racconto fiabe e barzellette. Ho un carattere un po' irascibile, ma d'altra parte do tanto ai miei giocatori e da lor pretendo altrettanto". 

E' tempo di guardare al futuro, alla prossima stagione con la Colonnella. Anche se guardarsi dietro, genera malinconia e l'emozionante ricordo di un calcio che non c'è più. "Adesso non si guarda se uno è capace di giocare con i piedi, si guarda se uno è alto due metri, se c'ha gamba, se corre e ha resistenza. Se ha i piedi quadrati va bene uguale. E invece se non ci sai fare con il pallone tra i piedi, non c'è nulla da fare". La Colonnella vuole bissare la salvezza conquistata nello scorso campionato, ripartirà da un gruppo rinforzato a dovere con una dozzina di volti nuovi, tra cui l'attaccante del Verucchio Zaghini. "Ci accingiamo a ripartire, sapendo che riconfermarsi è sempre molto difficile". Alla fine è tempo di aprire il libro dei buoni propositi: "Quest'anno, quando devo riprendere un giocatore in campo, la domenica, cercherò di farlo in una maniera più tranquilla e usando vocaboli differenti. Così vediamo se i presidenti hanno ancora paura di me!". Intanto si gode lo splendido ambiente alla Colonnella: "In questa società mi trovo benissimo, i dirigenti ti lasciano lavorare, senza interferire. La domenica vengono solo a tifare, senza criticare e fare appunti". Così ha parlato il mago dell'esterno del piede, con il cuore diviso a metà, tra Roma e Rimini. 

Riccardo Giannini

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