Nuova moschea a Rimini, Lega: “Stop senza mappatura e controlli chiari”

Rimini, torna il dibattito sulla nuova moschea a Borgo Marina: Giani (Lega) sostiene Zoccarato e chiede analisi approfondita alla Giunta

A cura di Redazione Redazione
30 marzo 2026 09:45
Nuova moschea a Rimini, Lega: “Stop senza mappatura e controlli chiari” - Foto Ansa di repertorio. Musulmani in preghiera
Foto Ansa di repertorio. Musulmani in preghiera
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Rimini, torna al centro del dibattito politico cittadino il tema dell’individuazione di una nuova area per la moschea/centro culturale di Borgo Marina. A intervenire è il segretario della Lega Rimini, Gilberto Giani, che in una nota sostiene la posizione del capogruppo Matteo Zoccarato, definendola “responsabile” e orientata alla richiesta di un’analisi approfondita da parte della Giunta Sadegholvaad. Secondo Giani, il nodo principale riguarda la mancanza di dati aggiornati: “Dal 2017 – afferma – l’amministrazione non avrebbe più effettuato una mappatura precisa dei centri culturali e delle moschee presenti sul territorio riminese, né della comunità islamica residente, che risulta articolata e frammentata per etnie, cultura e dottrina”. Il riferimento è anche a vicende passate, come un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna risalente allo stesso anno, che portò all’arresto di tre soggetti radicalizzati sospettati di terrorismo. Sempre nel 2017, uno studio della Regione Emilia-Romagna indicava la presenza di sette luoghi di culto islamici a Rimini, mentre all’epoca la Giunta ne riconosceva soltanto tre. "Ad oggi – prosegue Giani – non esistono numeri certi sui centri presenti, né informazioni chiare sulle associazioni che li gestiscono, sui loro riferimenti o sui finanziamenti”. Da qui la richiesta di maggiore trasparenza e controllo, ritenuti indispensabili prima di autorizzare nuovi spazi.

Nella nota emerge anche una riflessione più ampia sul rapporto tra Islam e ordinamento italiano. Giani sottolinea come, a differenza di altre confessioni religiose, l’Islam non abbia ancora stipulato un’intesa con lo Stato ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione. Tra le ragioni indicate: l’assenza di un’autorità rappresentativa unitaria, la mancanza di una struttura gerarchica centralizzata e le difficoltà legate alla compatibilità tra diritto islamico e sistema giuridico italiano.

Altro punto evidenziato riguarda la figura degli imam: “Non esistono percorsi di accreditamento riconosciuti – afferma – e questo apre al rischio di ‘imam fai-da-te’, potenzialmente legati a correnti più radicali”.

La conclusione della Lega è netta: prima di qualsiasi decisione su nuovi centri culturali o luoghi di culto, serve una ricognizione dettagliata della situazione esistente. “Non si può procedere alla cieca – conclude Giani –. Servono dati, verifiche e controlli. Solo così sarà possibile esprimere un giudizio consapevole su eventuali nuovi insediamenti”.

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