Pronto soccorso, ripetere il triage per patologie già diagnosticate: l'episodio segnalato dal Comitato di Novafeltria
La nota del Comitato "Giù le mani dall'ospedale di Novafeltria". L’arrivo di pazienti già diagnosticati rallenta ulteriormente il lavoro degli operatori
Il Comitato “Giù le mani dall’ospedale di Novafeltria” torna a denunciare le criticità del sistema sanitario territoriale, evidenziando le difficoltà vissute dai pazienti trasferiti dal Punto Primo Intervento di Novafeltria all’ospedale di Rimini. Tra sovraffollamento del triage e disagi per i cittadini e spreco di risorse, l’episodio mette in luce la mancanza di percorsi protetti per chi ha già una diagnosi certa. Una situazione che, secondo il Comitato, richiede una revisione urgente dei meccanismi organizzativi e comunicativi, affinché burocrazia e inefficienze non prevalgano sulla tutela della salute e del tempo dei cittadini.
La nota stampa del Comitato
Un sistema che si morde la coda. È l’esperienza di un cittadino che, dopo una prima diagnosi e un invio specialistico, si è ritrovato a dover ricominciare l’iter da zero, intasando ulteriormente le sale d’attesa in piena emergenza influenzale.
In un momento in cui la sanità pubblica è sotto pressione per il picco di virus stagionali, la storia di un paziente dell’Alta Valmarecchia mette a nudo un paradosso burocratico: la mancanza di un “canale diretto” tra presidi dello stesso territorio.
I fatti
Tutto inizia al Punto di Primo Intervento (PPI) di Novafeltria. Il medico di turno visita il paziente per le conseguenze di un morso di gatto, riscontra una sospetta infezione e prescrive una terapia antibiotica. Tuttavia, per sicurezza, il medico "consiglia" una consulenza ortopedica presso il Pronto Soccorso Ortopedico di Rimini.
Il paziente, munito di referto ufficiale, si reca a Rimini fiducioso di poter accedere direttamente alla consulenza specialistica richiesta. E invece, la sorpresa: il verbale del medico di Novafeltria non basta. Il paziente deve rimettersi in coda, rifare l’accettazione al triage e per recarsi al PS ortopedico.
La dignità della diagnosi
Il problema sollevato è di natura strutturale: perché un medico di un presidio pubblico deve vedere la propria diagnosi "declassata" a semplice suggerimento, costringendo il paziente a un doppio passaggio burocratico?
Questa procedura non solo svilisce la professionalità dei medici dei punti di primo intervento, ma genera tre conseguenze critiche:
1. Congestione del Triage: In un periodo di sovraffollamento per l'influenza, aggiungere un paziente che ha già una diagnosi certa significa rallentare il lavoro degli infermieri di Rimini.
2. Disagio per il paziente: Chi arriva da Novafeltria ha già affrontato chilometri e ore di attesa; vedersi di nuovo rimbalzato in una nuova fila.
3. Spreco di risorse: Due accettazioni, due carichi amministrativi, due passaggi di triage per la stessa identica patologia.
Un sistema da rivedere
L'episodio dimostra come la rete "Hub & Spoke" (dove i centri periferici inviano ai centri specialistici) presenti ancora delle falle comunicative. Se un medico del PPI identifica la necessità di un ortopedico, il paziente dovrebbe poter accedere a un percorso protetto o a una prenotazione diretta, senza dover "ricominciare il gioco" dall'inizio. In un'epoca di digitalizzazione della sanità, è lecito chiedersi perché la carta e la burocrazia pesino ancora più della salute e del tempo dei cittadini. Ci siamo occupati in diverse occasioni di questa anomalia - conclude Cursi- ma evidentemente non siamo riusciti ad essere convincenti : ci riproveremo
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