Quando il biodinamico diventa uno stile di vita

Vino, Etica, Natura: l’essenza della Tenuta Mara

26 aprile 2026 06:15
Quando il biodinamico diventa uno stile di vita -
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L’Armonia Perfetta tra Biodinamica e Bellezza

Ogni cosa ha un suo ordine, un suo posto che si colloca a puntino qui a Tenuta Mara. Ogni angolo che si scorge regala agli occhi un piacere primordiale, una gratificazione infantile: un ‘tetris’ perfetto quello scelto da Tenuta Mara, un equilibrio che incontra spazi aperti e opere d’arte. È un tributo alla bellezza, un dialogo costante tra la mano dell’uomo e l’incessante moto della terra.

Il paesaggio di Tenuta Mara
Il paesaggio di Tenuta Mara
Uno scorcio con vista mozziafato.
Uno scorcio con vista mozziafato.

Tenuta Mara integra all’offerta di ospitalità di alto livello, sui colli di San Clemente (Rimini) dove si può usufruire di una zona piscina con vista mozzafiato volta sui vigneti, anche esperienze sensoriali legate a degustazioni di vini. E da qui vorrei partire.

Si può definire una visione controcorrente quella di Giordano Emendatori avuta anni fa?

Di certo una scelta coraggiosa, maturata in un tempo in cui pochi conoscevano davvero i meccanismi della viticoltura biodinamica. L’ispirazione, nata da viaggi internazionali e dal modello di Romanée-Conti, ha portato alla creazione di un organismo agricolo dove tutto lascia spazio prima alla natura e poi al mero piacere.

Nei 12 ettari della tenuta, la biodiversità è il pilastro: si trovano specie di piante che rafforzano il sottosuolo con i loro miliardi di microrganismi, nidi per uccelli e casette per insetti occupano ogni dove, creando un ambiente talmente stabile da formare una rete così fitta, quasi impossibile da penetrare,che funge da ‘anticorpo’ naturale. Qui si segue il ritmo della luna crescente e luna calante, quest’ultima predilige appunto la potatura (teorie queste già in voga ai tempi degli egizi) che giova dando vitalità alle diverse fasi del vino, contrastando invece il peso della gravità. Si interviene solo con elementi naturali (come rame e calce), ridistribuiti con cura dopo ogni pioggia. Durante la luna piena i microorganismi hanno un’attività frenetica decisamente importante per la crescita della vigna.

Le vigne
Le vigne

Le cassettine degli uccelli.
Le cassettine degli uccelli.

Meravigliosa l’idea di chiamare ogni vigna con i nomi dei componenti della famiglia.

Una scelta poetica che unisce radici biologiche e radici affettive. Dare alle vigne i nomi di famiglia trasforma il vigneto in un patrimonio vivente, dove il vino diventa l'espressione liquida di un legame indissolubile tra uomo e natura.

La qualità nasce poi da una selezione senza compromessi. La raccolta del Maramia avviene solo a maturazione fenolica piena, quando il vinacciolo assume il colore del legno e sprigiona sentori di cacao. In quel momento esatto, quando il seme è pronto, l’uva viene colta, privilegiando la maturità aromatica anche a scapito dell’alcolicità a volte.

Il rigore continua in cantina: un nastro trasportatore guida i grappoli verso una selezionatrice ottica, garantendo che solo i chicchi perfetti procedano. La fermentazione avviene poi nella tinaia, tra tini in cemento naturale e rovere di quercia francese, in un ambiente protetto dove anche le botti arricchite da ‘dipinti’ di vernici naturali traspiranti, danno un tocco di assoluta originalità.

La botte in rovere francese
La botte in rovere francese

Il vino riposa cullato dalla diffusione di canti gregoriani, le cui frequenze irregolari richiamano i suoni della natura esterna, favorendo un affinamento armonioso e costante, quasi come un dondolio di una culla. Questa spiritualità si riflette negli spazi della tenuta, dove opere d'arte contemporanea dialogano con i panorami e la sala riunioni ospita quadri che attraversano la storia dal 1400 al 1800.

Alcuni dipinti nella sala riunioni.
Alcuni dipinti nella sala riunioni.

Le bottiglie ed il panorama alle spalle.
Le bottiglie ed il panorama alle spalle.

L'essenza di Tenuta Mara si esprime in etichette che sfidano le convenzioni. Il Mary Rose da uve sangiovese 2025, imbottigliato appena due settimane fa, è un inno alla purezza: prodotto senza enzimi e non chiarificato, si presenta vibrante e autentico. C'è poi il Maramato, un vino nato quasi per "errore" durante la piovosa estate del 2014; un "vino non sbagliato", ma figlio degli eventi privo di un colore preciso ma dotato di una struttura importante. È un Sangiovese che esce a cinque anni dalla raccolta, capace di valorizzare i propri elementi con il passare dei mesi, rinunciando ai classici profumi fruttati per sviluppare una "parte umami" e complessa che lo rende perfetto per l'abbinamento gastronomico. Anche il Maramia si conferma un vino "emancipato", profondamente mediterraneo, capace di spaziare tra note di lavanda, lampone, prugna e sfumature agrumate.

Ogni bottiglia — dalle 70 mila prodotte a regime fino alle rarità nate dal caso come il Maramato 2014 o il freschissimo Rosé 2025 — racconta questa dedizione. Un racconto che si completa con l'accoglienza di Leonardo Pironi e Francesco Falcone e con la cucina di contaminazione dello chef Antonio Palmisani, capace di esaltare l'anima mediterranea e "umana" di questi vini.

Grazie alle sue radici pugliesi, i piatti offrono un dialogo costante tra territori, esaltando l'anima mediterranea di questi vini.

Enjoy!

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