Referendum giustizia: delusione per il “Sì” nel riminese
Centrodestra all’attacco, +Europa invita al confronto: “Ha perso il Paese tra ideologie e slogan”
Il giorno dopo il referendum sulla giustizia accende il dibattito politico anche in provincia di Rimini, dove il risultato del “No” viene letto in modi opposti dalle diverse forze politiche.
Dal centrodestra emerge delusione per l’esito nazionale, ma anche attenzione ai segnali locali.
Elena Raffaelli, segretaria provinciale della Lega, parla di “occasione storica persa per modernizzare il sistema” e sottolinea come “in 14 comuni su 27 ha prevalso il Sì”, segnale di “stanchezza verso le amministrazioni di sinistra”.
Sulla stessa linea il deputato Jacopo Morrone segretario della Lega Romagna, che attacca duramente: “Ha vinto l’Italia del ‘no’, ma non sappiamo quanto consapevolmente”, denunciando “una campagna ideologica e manipolatoria”.
Morrone evidenzia però i dati territoriali: “Anche in provincia di Rimini il Sì prevale in 14 comuni su 27, come a Riccione e Bellaria-Igea Marina”.
Più articolata la posizione di Raimondo Elli Segretario cittadino Forza Italia Rimini , che definisce l’esito “inaspettato e deludente”, attribuendolo anche a fattori esterni come “paure legate al contesto internazionale e campagne contro il governo”.
Elli guarda avanti: “La coalizione del Sì ha lavorato unita, segnale importante anche in vista delle prossime elezioni”.
Invita invece a superare le contrapposizioni Yuri Maccario Napolitano Coordinatore +Europa Rimini e Sisepara Rimini: “Ho sostenuto il Sì, ma è giusto riconoscere le ragioni del No”.
Critica però il clima della campagna: “Troppo scontro ideologico e pochi contenuti, a perdere sono stati i cittadini”.
Le note stampa di Raffaelli, Morrone, Elli e Maccario Napolitano
Elena Raffaelli, segretario della Lega in provincia di Rimini
Riccione, 23 mar. “Oggi l’Italia ha perso un'occasione storica per modernizzare e rendere più trasparente e giusto il sistema della giustizia, equiparandolo a quello delle democrazie più avanzate. Il ‘no’ ha prevalso ma il conto salato lo pagheranno tutti gli italiani. In questo quadro preoccupante, la provincia di Rimini ha riservato sorprese interessanti, nonostante la storica presenza maggioritaria del Pd. In 14 comuni su 27, quindi in più della metà, ha prevalso il ‘sì’, segno che forse questi territori stanno gradualmente mostrando insofferenza e stanchezza rispetto alla paralisi politica e progettuale delle amministrazioni di sinistra. Chi la conosce bene sa che dietro slogan, ideologismi e propaganda c’è il nulla. Dati su cui riflettere sono quelli dei comuni di Riccione, dove la campagna informativa per il ‘sì’ è stata certamente efficace e dove la parte imprenditoriale della popolazione è perfettamente a conoscenza dei gravi deficit del sistema giustizia e della improrogabile necessità di una riforma, e di Gemmano, a lungo guidato dalla sinistra, che ha votato convintamente per la riforma, di cui tuttavia l’Italia dovrà fare a meno proprio per responsabilità della stessa sinistra del ‘no’”.
Raimondo Elli Segretario cittadino Forza Italia Rimini
Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, non sulla Giustizia, ha restituito un esito inaspettato e, per noi, deludente. Circa due milioni di voti separano il SI' dal NO, e sono certamente un numero significativo. Hanno giocato a favore del NO una campagna tambureggiante contro il governo, contro la situazione internazionale che ha creato paura ed apprensione, persino il 'caro benzina' è entrato in gioco. Voto giovanile emotivo e voto meridionale probabilmente legato a motivazioni differenti hanno fatto la differenza. Ma non si 'salta' cantando Bella Ciao dicendo di difendere la costituzione, la si attua rispettandone ogni singolo comma e aggiornandola al presente. Non ci sono solo i 'padri costituenti', ci sono anche i nipoti attuali e futuri, e ad essi dobbiamo pensare. A Rimini lo scarto è di 6.000 voti, certamente significativi ma non eclatanti, ed in alcune zone della città il SI ha prevalso con buon margine.
La coalizione per il SI', non limitata ai partiti governativi ma con una significativa presenza di sinistra non giustizialista e riformista, ha lavorato in grande sintonia e con impegno continuo. E questo è un ottimo segnale, anche per le prossime scadenze elettorali. Forza Italia Rimini ribadisce il suo impegno unitario con le forze del centro destra, ma conferma il suo impegno ad allargare la coalizione che guarda al 2027 verso il centro, verso quelle forze che scelgono i programmi riformatori e attenti ai bisogni concreti della città e rifiutano il massimalismo e l'aggregazione preconcetta ideologica.
Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna
“La parte dell’Italia che è andata alle urne ha scelto in maggioranza di votare ’no’ alla riforma della giustizia. Lo ha fatto con cognizione di causa? Crediamo di no. Questa è l’Italia che si lascia convincere da martellanti bufale ideologiche, spesso tanto inverosimili da apparire ridicole, spese in quantità da politici, giornalisti, docenti, sindacalisti, gente dello spettacolo di sinistra. Basta vedere la manifestazione indecorosa di magistrati super politicizzati di sinistra che ballano e cantano a Napoli per una vittoria che, in realtà, è una sconfitta per una giustizia giusta e trasparente. Uno stop forse irreversibile perché anche l’Italia possa contare su un sistema della giustizia simile a quello delle altre grandi democrazie europee e mondiali che prevedono tutte la separazione delle carriere. Ha vinto l’Italia del ‘no’ perché chi sosteneva il ‘sì’ ha puntato su una campagna che andava nel merito della riforma, con argomentazioni tecniche, senza strumentalizzazioni ideologiche”. “Nel quadro deludente - commenta - emergono tuttavia i risultati molto positivi di Veneto, Lombardia e Friuli e quello sostanzialmente in equilibrio del Trentino. Territori produttivi e strategicamente avanzati dove governa la Lega. Anche in Romagna, dove la sinistra ha la prevalenza, abbiamo alcune buone sorprese in provincia di Forlì-Cesena dove il sì vince in 12 comuni su 30, per esempio a Cesenatico, e in provincia di Rimini dove prevale in 14 comuni su 27, per esempio a Riccione e a Bellaria-Igea Marina”. “Forse - commenta Morrone - l’Italia del ‘sì’ non ha creduto fino in fondo che dall’altra parte, dalla parte del ‘no’, si sarebbero usati cinicamente tutti i mezzi possibili, irrazionali, strumentali, ideologici, pregiudizievoli, falsi, con un uso calcolato e manipolatorio delle emozioni per portare alle urne di tutto, di più. È quasi penoso, infatti, vedere esponenti della sinistra che festeggiano con la Costituzione in mano per la sconfitta di una riforma che mirava a superare il modello organizzativo della magistratura in essere durante il fascismo. Ha vinto l’Italia del ‘no a prescindere’, ma in realtà hanno perso tutti gli italiani che vorrebbero un Paese più moderno, più democratico, più credibile, più consapevole, più colto e si ritrovano, al contrario, in un’Italia mediocre, divisa, bloccata dai poteri forti che ostacolano ogni cambiamento e da una sinistra del ‘campo largo’ che guarda al passato”.
Yuri Maccario Napolitano Coordinatore +Europa Rimini e Sisepara Rimini
Sul referendum appena concluso sento il bisogno di una riflessione che vada oltre le tifoserie. Ho sostenuto il Sì con convinzione, ritenendo che la riforma, pur con limiti evidenti, rappresentasse un passo in avanti per migliorare il sistema della giustizia nel nostro Paese. Allo stesso tempo, è giusto riconoscere le ragioni di chi ha scelto il No dopo essersi informato ed essere entrato nel merito. È questo il confronto che dovrebbe sempre caratterizzare una democrazia matura. Quello che invece non può essere accettato è il livello della campagna referendaria a cui abbiamo assistito. Ancora una volta, i principali partiti – in particolare quelli alla guida delle due coalizioni – hanno preferito lo scontro ideologico, le semplificazioni e gli slogan, rinunciando a un confronto serio e approfondito sui contenuti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: a perdere sono i cittadini, mentre a rafforzarsi sono assetti consolidati e logiche di potere che da troppo tempo rallentano ogni reale cambiamento. Questa campagna referendaria rappresenta anche un chiaro anticipo di ciò che ci attende nei prossimi mesi: una stagione elettorale che rischia di essere segnata da toni esasperati, populismo e semplificazioni, a discapito di chi prova a portare proposte concrete e riforme strutturali. Eppure, uno spazio esiste. Esiste per chi crede in una politica diversa, fatta di serietà, rispetto e contenuti. Esiste per chi non si riconosce né nelle contrapposizioni sterili né nelle scorciatoie comunicative. Se sapremo unire queste energie e costruire un’alternativa credibile, il futuro potrà essere diverso da quello che oggi molti danno per scontato.
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