Rimorchiatore affondato, dopo 4 anni l'appello da Rimini della sorella di una vittima: "Vogliamo giustizia"
Tra le vittime anche Massimo Loi. La sorella, Bernadetta, è residente a Rimini. Le sue parole
A oltre quattro anni dall'affondamento del rimorchiatore Franco P., avvenuto il 18 maggio 2022 in acque internazionali, a circa 50 miglia dalla costa barese, torna a levarsi la richiesta di giustizia dei familiari delle vittime. A rilanciare l'appello è Bernardetta Loi, imprenditrice residente a Rimini da 35 anni, originaria della Sardegna, sorella di Andrea Massimo Loi, uno dei cinque marittimi morti nel naufragio.
"Scrivo per riportare l'attenzione mediatica sulla vicenda – spiega Bernardetta Loi – perché, a distanza di oltre un anno dalla conclusione dell'incidente probatorio e a quattro anni dalla tragedia, il processo non è ancora iniziato".
Andrea Loi, che aveva 58 anni, aveva vissuto anche lui a Rimini per circa quindici anni prima di trasferirsi ad Ancona per motivi di lavoro. Nel naufragio persero la vita anche Luciano Bigoni, Ahmed Jelali, Mauro Mongelli e Sergio Bufo. I corpi di Mongelli e Bufo non sono mai stati recuperati.
La famiglia è oggi assistita dall'avvocato Michele Musci del Foro di Trani.
Nei giorni scorsi anche il quotidiano sardo L'Unione Sarda ha riacceso i fari sulla vicenda, dando spazio all'appello di un altro fratello della vittima, Giuseppe Loi. Secondo quanto riferisce l'Unione Sarda, la Procura di Bari ha iscritto nove persone nel registro degli indagati, ipotizzando i reati di cooperazione colposa in naufragio e omicidio colposo plurimo.
Secondo quanto riferito nell'articolo, l'incidente probatorio si è concluso nel giugno 2025, ma la Procura non ha ancora deciso se chiedere il rinvio a giudizio o procedere con l'archiviazione. Sempre secondo quanto riportato da L'Unione Sarda, tra gli elementi acquisiti vi sarebbe anche un messaggio vocale inviato da Andrea Loi alla moglie poco prima della partenza, nel quale il marittimo avrebbe raccontato di un ritardo dovuto a un problema al motore, circostanza che la difesa dei familiari ritiene rilevante per ricostruire le responsabilità.
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