Rocco, il militare morto a 42 anni. "Gli sono rimasta accanto fino alla fine"

Oggi i funerali del soldato del Vega morto dopo una malattia neurodegenerativa rarissima. Esmeralda, la ex compagna: "Anche se non eravamo più una coppia, tra noi era rimasto un legame profondo"

A cura di Redazione Redazione
28 agosto 2026 09:56
Rocco, il militare morto a 42 anni. "Gli sono rimasta accanto fino alla fine" - Rocco Aurilia
Rocco Aurilia
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"Gli spostavo il letto verso la finestra della sua stanza di ospedale per fargli vedere che iniziava una nuova giornata". Era uno dei piccoli gesti con cui Esmeralda Scotto cercava di accompagnare Rocco Aurilia nelle sue ultime settimane. E mentre la luce entrava dalla finestra, Rocco stringeva la mano della sua Esmeralda. Oggi, alle 16, nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù di Miramare, familiari, amici e colleghi si ritroveranno per l’ultimo saluto al militare di 42 anni, graduato aiutante del 7° Reggimento Aviazione dell’Esercito "Vega" di Rimini, morto il 13 agosto dopo una malattia neurodegenerativa dal decorso rapidissimo. Gli accertamenti, secondo quanto riferito dalla famiglia, avevano portato i medici a ipotizzare la malattia di Creutzfeldt-Jakob, una patologia rarissima legata ai prioni, agenti infettivi molto particolari. Rocco, originario dell’Avellinese, viveva da anni a Rimini. Qui aveva costruito la sua vita e la sua carriera militare, entrando giovanissimo nelle forze armate e arrivando a prestare servizio al Reggimento "Vega", all’aeroporto militare. Tutto era cominciato alla fine di maggio, quando un improvviso malessere gli aveva impedito di presentarsi al lavoro. I colleghi, preoccupati, si erano attivati per aiutarlo. Poi gli accertamenti, il ricovero all’ospedale Bufalini di Cesena e un peggioramento che nel giro di poche settimane aveva cambiato completamente la sua vita. Da quei primi sintomi alla morte sono trascorsi meno di tre mesi. Nell’ultima fase Rocco era stato trasferito all’hospice dell’ospedale Infermi di Rimini, dove Esmeralda gli è rimasta accanto insieme alla famiglia. "Ho accompagnato Rocco da vicino durante tutta la sua malattia, condividendo con lui giornate e notti e alternandomi con la sua famiglia nella sua assistenza", racconta Esmeralda. La loro relazione era finita, ma tra loro era rimasto un legame profondo. "Anche se non eravamo più una coppia, tra noi era rimasto un legame profondo e speciale, che ci ha uniti fino alla fine". Poi il pensiero va al personale sanitario che lo ha assistito durante il ricovero. "La mia riconoscenza va inoltre a tutto il personale sanitario degli ospedali di Cesena e Rimini per la professionalità, l’attenzione e la disponibilità dimostrate in un momento così difficile". Oggi, nella chiesa di Miramare, ci saranno i familiari, gli amici e i colleghi del Reggimento. E resterà il ricordo di quelle giornate in ospedale, quando Esmeralda spostava il letto verso la finestra per mostrare a Rocco la luce di un nuovo giorno.

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