Santarcangelo, la “Casa di Michela” modello di autonomia e inclusione per il Dopo di noi

A un anno e mezzo dall’avvio il progetto, primo in Emilia-Romagna nato da iniziativa familiare, ospita quattro giovani donne e integra servizi pubblici e privati per la vita indipendente

01 luglio 2026 11:36
Santarcangelo, la “Casa di Michela” modello di autonomia e inclusione per il Dopo di noi -
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Quattro storie di autonomia che oggi si traducono in una solida realtà quotidiana di inclusione e indipendenza. A un anno e mezzo dal suo avvio ufficiale, la "Casa di Michela" a Santarcangelo rappresenta il primo progetto in Emilia-Romagna finanziato dai fondi regionali per il "Dopo di noi" nato su diretta iniziativa di una famiglia privata. Il gruppo appartamento, oggi a pieno regime con quattro residenti, dimostra nei fatti la riuscita di una formula assistenziale innovativa in cui il privato sociale e la regia pubblica si fondono per garantire il diritto fondamentale a una vita indipendente, trasformando quella che un tempo era l'ansia per il futuro nell'attuale e serena certezza di un percorso di emancipazione.

Nato dall’impegno della famiglia Minicozzi, l'intervento ha preso vita grazie alla riqualificazione di un immobile di loro proprietà in zona stazione. L'abitazione è stata interamente ristrutturata e adattata per la coabitazione grazie a un contributo della Regione di circa 120mila euro. La struttura prevede una formula che garantisce sia la vicinanza affettiva sia la necessaria autonomia: i genitori risiedono al piano inferiore, mentre il gruppo appartamento si sviluppa al piano superiore, dove oggi abita la figlia Michela insieme ad altre tre ragazze seguite dai servizi territoriali.

Un modello di quotidianità attiva e gestione condivisa

Attualmente la struttura ospita quattro giovani donne con disabilità medie, sia fisiche sia psichiche. La casa si configura come un vero e proprio laboratorio di inclusione gestito sul piano pratico con regole precise. Il funzionamento quotidiano, coordinato dall’équipe territoriale dei servizi Disabilità e Psichiatria, si fonda su una forte integrazione con il territorio. Ciascuna delle quattro inquiline svolge infatti regolarmente attività diurne e lavorative presso i centri dedicati e servizi del comprensorio, mantenendo una partecipazione attiva nella comunità attraverso iniziative di volontariato.

Allo stesso tempo, per garantire la sostenibilità economica dell'autonomia all'interno delle mura domestiche, le spese di gestione sono rigorosamente contingentate e divise in quattro. Le residenti condividono i costi di una assistente familiare comune incaricata dell'assistenza domiciliare e del supporto nelle mansioni quotidiane, mentre la regia pubblica unisce i vantaggi della convivenza autogestita a una solida rete di servizi socio-assistenziali ed economici, garantendo una supervisione educativa costante.

Il ruolo centrale della rete territoriale e del Distretto socio-sanitario di Rimini

Il successo e la tenuta nel tempo di questa esperienza innovativa sono il frutto di un lavoro sinergico ad ampio raggio, in cui risulta fondamentale il ruolo di programmazione e coordinamento del Distretto socio-sanitario di Rimini. L'integrazione delle risorse distrettuali ha permesso di saldare l'attività dei Servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Valmarecchia e del Comune di Santarcangelo con il Dipartimento di Salute mentale dell’Ausl Romagna. Questa forte alleanza tra pianificazione distrettuale, sanità e privato sociale ha permesso di strutturare servizi su misura in base ai bisogni reali delle persone, dando vita a un modello di co-progettazione unico ed esemplare a livello regionale.

A distanza di oltre diciotto mesi dal suo avvio, il progetto rappresenta la dimostrazione concreta di come il "Dopo di noi" possa trasformarsi in un sereno e organizzato "Durante noi", offrendo alle famiglie la certezza di un futuro autonomo, protetto e pienamente integrato per i propri cari.

Sul valore dell'intervento e sul consolidamento di questo percorso di inclusione sul territorio, l'assessore all'Housing sociale e all’Innovazione sociale del Comune di Santarcangelo, Filippo Borghesi, dichiara: “Quella di Casa di Michela non è soltanto un’esperienza che funziona: è un progetto che ha avuto il coraggio di innovare proponendo una risposta al tema complesso del ‘Dopo di noi’ attraverso l'iniziativa diretta di una famiglia concretizzata grazie all'incontro tra disponibilità private, risorse pubbliche e progettazione personalizzata e coordinata attraverso i servizi della Disabilità e della Psichiatria. Un modello che sta dimostrando come sia possibile superare una visione esclusivamente assistenziale della disabilità per costruire percorsi concreti di vita indipendente, autonomia e partecipazione alla comunità. Per questo - prosegue l’assessore - guardiamo a questa iniziativa non solo come a un risultato raggiunto, ma come a un laboratorio da cui imparare: la stessa logica che ha reso possibile la Casa di Michela è quella che vorremmo applicare anche ad altre forme di abitare collaborativo che possono nascere sul nostro territorio. In una fase storica in cui il tema della casa riguarda un numero crescente di persone e di fragilità differenti, crediamo che esperienze come questa possano indicare una strada nuova: costruire ambienti domestici capaci di generare autonomia, relazioni e sostegno reciproco, trasformando l'abitare in una vera opportunità di inclusione e cittadinanza attiva”.

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