Senza autorizzazione per i droni da guerra: nel mirino un imprenditore riminese di 48 anni
“Ucraina”, “Russia” e “obiettivi tattici”: le parole chiave che incastrano l’azienda di droni
Un imprenditore riminese di 48 anni è indagato a piede libero nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura di Rimini sulla presunta vendita di droni per scopi militari senza le necessarie autorizzazioni. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, è stata affidata al nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.
Come riportato dall’edizione locale de il Resto del Carlino, nelle scorse settimane le Fiamme Gialle hanno effettuato perquisizioni sia nella sede dell’azienda, attiva nella costruzione di droni nel Riminese, sia nell’abitazione dell’imprenditore. Nel corso degli accertamenti sono state sequestrate decine di apparecchiature, che verranno ora sottoposte a una consulenza tecnica per stabilirne l’effettiva destinazione d’uso.
Gli investigatori stanno inoltre analizzando la documentazione aziendale, alla ricerca di parole chiave considerate sensibili come “Ucraina”, “Iraq”, “Iran”, “Russia”, ma anche termini quali “bersaglio” e “obiettivo tattico”, che potrebbero indicare un impiego militare dei dispositivi.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’imprenditore non sarebbe in possesso della licenza prefettizia necessaria per la commercializzazione di apparecchiature militari. Nonostante ciò, l’azienda avrebbe effettuato forniture a partire dal 2023 a unità mobili dei Carabinieri, alle forze speciali e all’Esercito.
L’imprenditore è assistito dall’avvocato Andrea Muratori, che ha presentato istanza di dissequestro del materiale, sostenendo la legittimità dell’attività svolta dall’azienda. Le indagini proseguono per chiarire la natura dei droni e verificare eventuali responsabilità.
3.6°