Suicidio medicalmente assistito, in Emilia-Romagna già 14 richieste dopo la nuova legge

La maggior parte delle domande arriva da pazienti affetti da Sla o gravi forme di tetraplegia. Entro due settimane saranno definiti i protocolli operativi per applicare la normativa in modo uniforme

A cura di Glauco Valentini Redazione
27 luglio 2026 06:33
Suicidio medicalmente assistito, in Emilia-Romagna già 14 richieste dopo la nuova legge -
Condividi

Sono 14 le richieste presentate finora in Emilia-Romagna per accedere al suicidio medicalmente assistito, in gran parte avanzate da persone affette da Sla o da gravi forme di tetraplegia. Il dato emerge mentre la Regione si prepara a dare attuazione alla legge approvata dall'Assemblea legislativa il 23 luglio, con la definizione delle procedure operative che dovranno essere adottate dalle aziende sanitarie.

La normativa recepisce i criteri già fissati dalla Corte costituzionale e si applica ai pazienti affetti da patologie irreversibili, con sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenti da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di prendere decisioni libere e consapevoli. Prima della valutazione, è previsto che il paziente riceva informazioni complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative.

Elemento centrale del percorso sarà la Commissione di valutazione multidisciplinare (Co-Vam), istituita su base di Area vasta e composta da specialisti di diverse discipline sanitarie. La Commissione effettuerà anche una visita nel luogo in cui si trova il paziente e potrà acquisire il parere del medico di famiglia o di un medico di fiducia indicato dall'interessato.

Sul provvedimento resta aperto il confronto politico e istituzionale. Il presidente della Regione, Michele De Pascale, ha ribadito che la legge non introduce nuovi diritti, ma definisce procedure uniformi per dare attuazione a quanto già stabilito dalla Corte costituzionale. Di diverso avviso la Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna, che critica la normativa e richiama la necessità di garantire un accesso universale alle cure palliative, sostenendo che «non esiste un diritto di morire, ma il diritto di essere curati».

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail