Suicidio medicalmente assistito, in Emilia-Romagna già 14 richieste dopo la nuova legge
La maggior parte delle domande arriva da pazienti affetti da Sla o gravi forme di tetraplegia. Entro due settimane saranno definiti i protocolli operativi per applicare la normativa in modo uniforme
Sono 14 le richieste presentate finora in Emilia-Romagna per accedere al suicidio medicalmente assistito, in gran parte avanzate da persone affette da Sla o da gravi forme di tetraplegia. Il dato emerge mentre la Regione si prepara a dare attuazione alla legge approvata dall'Assemblea legislativa il 23 luglio, con la definizione delle procedure operative che dovranno essere adottate dalle aziende sanitarie.
La normativa recepisce i criteri già fissati dalla Corte costituzionale e si applica ai pazienti affetti da patologie irreversibili, con sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenti da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di prendere decisioni libere e consapevoli. Prima della valutazione, è previsto che il paziente riceva informazioni complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative.
Elemento centrale del percorso sarà la Commissione di valutazione multidisciplinare (Co-Vam), istituita su base di Area vasta e composta da specialisti di diverse discipline sanitarie. La Commissione effettuerà anche una visita nel luogo in cui si trova il paziente e potrà acquisire il parere del medico di famiglia o di un medico di fiducia indicato dall'interessato.
Sul provvedimento resta aperto il confronto politico e istituzionale. Il presidente della Regione, Michele De Pascale, ha ribadito che la legge non introduce nuovi diritti, ma definisce procedure uniformi per dare attuazione a quanto già stabilito dalla Corte costituzionale. Di diverso avviso la Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna, che critica la normativa e richiama la necessità di garantire un accesso universale alle cure palliative, sostenendo che «non esiste un diritto di morire, ma il diritto di essere curati».
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