Addio ad Antonio Paolucci, ex Ministro e Sovrintendente. Era originario di Rimini

La sua scomparsa è stata sentita profondamente nel mondo della cultura

A cura di Glauco Valentini Redazione
05 febbraio 2024 08:39
Addio ad Antonio Paolucci, ex Ministro e Sovrintendente. Era originario di Rimini - Antonio Paolucci
Antonio Paolucci
Condividi

Antonio Paolucci, noto storico dell’arte e figura di spicco nel mondo della cultura italiana, è morto a Firenze. Ha ricoperto ruoli importanti come sovrintendente del polo museale di Firenze, ministro per i Beni culturali e direttore dei Musei Vaticani. Originario di Rimini, era entrato nell’amministrazione dei Beni culturali nel 1969. La sua scomparsa è stata sentita profondamente nel mondo della cultura, come sottolineato da Eike Schmidt, che ha elogiato la chiarezza del suo pensiero e la sua capacità di rendere accessibili concetti complessi. Paolucci è stato un punto di riferimento per molti colleghi, inclusi Schmidt stesso.

“Rimini e l’intero mondo dell’arte perdono un grande punto di riferimento”. Queste le parole di Emma Petitti, presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, che si unisce al cordoglio per la scomparsa di Paolucci, tra i massimi esperti di storia dell’arte. Originario di Rimini ha ricoperto durante la sua carriera ruoli di grande prestigio come quello di direttore dei Musei Vaticani. Allievo di Roberto Longhi, era entrato nell’amministrazione dei beni culturali nel 1969.

“Il suo modo di approcciarsi all’arte è sempre stato di estrema lucidità e chiarezza, ed era capace così di fare arrivare le meraviglie del nostro patrimonio artistico a tutti – continua Petitti –. La sua città di origine renderà sempre omaggio alla sua ammirevole competenza e alla sua grande umanità. Alla famiglia e a tutti i suoi cari rivolgo le mie più sentite condoglianze”. 

“Rimini deve un enorme ringraziamento ad Antonio Paolucci, scomparso oggi all’età di 84 anni. ” scrive il Sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad “Nato in città il 29 settembre 1939, è stato un gigante della scena culturale italiana dagli anni Sessanta in poi, concentrando la sua straordinaria opera e vivacità intellettuale su una materia fondamentale ancorché troppo spesso sottovalutata dal dibattito: la storia dell’arte e soprattutto la cura, la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio artistico italiano.

Chi lo conosceva, ne descriveva l’enorme curiosità intellettuale, la propensione mai venuta a meno all’aggiornamento professionale e dunque al confronto aperto, l’attenzione e il rispetto verso ogni opera. Ma soprattutto la necessità di valorizzare quel patrimonio sottovalutato e svilito, facendolo prima di tutto conoscere al presente e al futuro attraverso lezioni, conferenze, libri, progetti culturali, viaggi. Quasi un ‘apostolato’ lungo una intera esistenza, consapevole che la più alta forma di spirito di servizio, l’atto altruistico più grande da offrire alla propria città, a Firenze e al Paese fosse la capacità di non far ‘dimenticare’ quel tesoro, lasciandolo nelle soffitte ma prima di tutto lasciandolo ignoto nella sua importanza.

Grazie al lavoro di Antonio Paolucci, l’arte italiana ha potuto dunque parlare al presente e al futuro. E lo ha fatto anche per Rimini, attraverso le sue numerose pubblicazioni e una presenza divulgativa mai fatta mancare allorché in ballo ci fosse una iniziativa o un progetto di valorizzazione di un elemento artistico riminese. Nel 1995 Antonio Paolucci venne insignito del Sigismondo d’Oro con questa motivazione: ‘insigne storico dell’arte, brillante autore di opere scientifiche e di monografie, come Sovrintendente e come uomo di governo si è prodigato per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico italiano. Vincoli d’affetto ed un’intensa attività di ricerca sull’arte riminese, lo tengono vicino alla Sua città‘.

Sono passati quasi 30 anni da allora, e sono stati tante le collaborazioni specifiche che il professor Paolucci ha dedicato ancora a Rimini. Per questo è oggi doveroso e logico affermare che Antonio Paolucci è stato tra coloro i quali hanno posto le basi per il recupero, anche in chiave identitaria, della storia e del passato della città come ‘voce’, chiara, chiarissima, in grado di connettersi al presente e al domani. In questo senso credo di potere dire che Antonio Paolucci, probabilmente prima di tutto e meglio di tutti, aveva creduto alla possibilità, anzi al dovere, di valorizzare Rimini quale città d’arte, sostenendola con i suoi studi e il suo appassionato lavoro. E se Rimini è riuscita a entrare ora tra le città candidate a Capitale della Cultura, una parte del merito va ad Antonio Paolucci.

Per questo, come rappresentato all’inizio, Rimini deve un enorme ringraziamento al professore, rappresentando nel contempo il cordoglio della comunità e la vicinanza alla famiglia. Grazie professore“.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail