Affitti dei negozi, Confcommercio Rimini: “Cedolare secca al 21%, ora si passi ai fatti”
Il presidente Zanzini accoglie l’ipotesi allo studio del Governo: “Una misura che può aiutare il piccolo commercio e riportare attività nei locali sfitti. Servono interventi anche su Tari e Imu”
Il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Giammaria Zanzini, commenta positivamente la notizia riportata oggi da Il Sole 24 Ore sull’ipotesi allo studio del Governo di introdurre una cedolare secca al 21% sulle locazioni dei piccoli immobili commerciali, con l’obiettivo di sostenere botteghe, negozi e attività di prossimità. “È un’apertura importante, che accogliamo con grande favore e che chiediamo da tempo. Ora il Governo deve andare fino in fondo e trasformare questa ipotesi in una misura concreta già con la prossima legge di Bilancio”.
Secondo le stime riportate, la misura potrebbe interessare una platea molto ampia di piccoli negozi, con un costo per le casse pubbliche di circa 170 milioni di euro l’anno. Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha aperto alla possibilità di inserirla nella prossima manovra, subordinandola al reperimento delle risorse necessarie. “È una proposta che abbiamo avanzato direttamente al Governo poche settimane fa – sottolinea Zanzini –. Nell’incontro di Rimini con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, avevo indicato proprio la cedolare secca sulle locazioni commerciali tra gli strumenti necessari a sostenere i negozi di vicinato. Il fatto che oggi sia concretamente sul tavolo è un segnale positivo: adesso occorre passare dalle intenzioni ai fatti”.
Per Confcommercio Rimini, quello degli affitti resta uno dei nodi decisivi per il futuro del piccolo commercio. “I canoni troppo elevati incidono pesantemente sui conti delle imprese, già alle prese con l’aumento dei costi e con consumi che faticano a ripartire. Al tempo stesso tanti immobili commerciali rimangono vuoti perché spesso non si trova un punto d’incontro tra proprietari e potenziali affittuari. La cedolare secca può contribuire a spezzare questo cortocircuito, favorendo canoni più sostenibili e, dove possibile, la rinegoziazione degli affitti. Ne beneficerebbero tutti: il proprietario, l’imprenditore e la città, che recupererebbe una vetrina accesa al posto di una serranda abbassata”.
Secondo Zanzini, però, l’intervento nazionale deve essere accompagnato da un impegno altrettanto concreto sul territorio. “La cedolare secca ha un respiro nazionale, ma anche le amministrazioni locali devono fare la loro parte e ingegnarsi per aiutare davvero il piccolo commercio. Serve anche la buona volontà dei Comuni nel rivedere, per quanto di loro competenza, il peso di tributi come Tari e Imu, soprattutto quando gravano su attività e immobili commerciali già in difficoltà. Se vogliamo contrastare la desertificazione commerciale, occorre agire su più livelli. La cedolare secca non può risolvere da sola tutti i problemi del commercio, che richiede interventi anche su accessibilità, rigenerazione urbana, concorrenza, costi e capacità di spesa delle famiglie, ma può rappresentare un ottimo primo passo nella direzione che indichiamo da anni. Per questo sproniamo il Governo a dare seguito a questa apertura e, allo stesso tempo, chiediamo agli enti locali di mettere in campo ogni strumento possibile. Riportare attività nei locali oggi sfitti significa creare impresa e occupazione, ma anche restituire vitalità ai centri storici, ai quartieri e ai borghi. Aprire una vetrina deve tornare a essere un’opportunità, non una corsa a ostacoli”.
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