Ripristino Ambientale Metanodotto Snam in Valmarecchia: le piante muoiono
Dopo i cantieri del Rimini-Sansepolcro, migliaia di protezioni in plastica restano tra la vegetazione secca. Esposto alla Regione
IL RIPRISTINO AMBIENTALE DOPO I CANTIERI
Dovevano proteggere le giovani piante destinate a ricostruire il paesaggio dopo i lavori per il nuovo metanodotto. Oggi, invece, lungo alcuni tratti del tracciato della condotta Rimini-Sansepolcro, restano a terra centinaia, forse migliaia, di strutture protettive in plastica, mentre molte delle piantine non sono sopravvissute. È il quadro denunciato dall’Associazione Amici della Valmarecchia, che ha effettuato rilievi fotografici sul campo segnalando la presenza di numerosi shelter, tubi e reti protettive ormai inutilizzati, disseminati tra la vegetazione secca. Una situazione che, secondo l’associazione, rischia di trasformare strumenti nati per favorire il ripristino ambientale in un problema di abbandono di materiali plastici, con il rischio, nel tempo, di frammentazione e dispersione nell’ambiente. La vicenda riguarda i lavori realizzati da Snam Rete Gas per il rifacimento della condotta principale. Un intervento di grande rilevanza, sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e autorizzato dalla Regione Emilia-Romagna con la Deliberazione di Giunta n. 457 del 25 marzo 2019, successivamente recepita dal Decreto ministeriale del 17 ottobre dello stesso anno. L'autorizzazione prevedeva precise prescrizioni per il ripristino delle aree interessate dai cantieri. Una volta completata la posa della condotta, dovevano essere garantiti il ripristino morfologico e quello vegetazionale dei terreni attraversati. A distanza di anni dalla conclusione dei lavori, però, secondo le segnalazioni dell'associazione, il risultato appare molto diverso da quello previsto. La nuova vegetazione avrebbe attecchito soltanto in parte e numerose piantine sarebbero morte. Gli shelter utilizzati per proteggerle, invece, sono rimasti sul terreno.
Ed è proprio sulla gestione del ripristino e sulla catena dei controlli che ora si concentrano gli interrogativi dell'associazione.
Già nel 2021, in risposta a un'interrogazione presentata in Assemblea Legislativa, la Regione Emilia-Romagna aveva precisato che la verifica di ottemperanza alle prescrizioni ambientali sarebbe stata effettuata anche sulla base dei report trasmessi dal proponente. La stessa Regione aveva inoltre indicato che i tempi del ripristino morfologico e vegetazionale avrebbero potuto essere verificati compiutamente alla conclusione dei lavori, sentite le amministrazioni locali interessate. Da qui le domande sollevate oggi dagli Amici della Valmarecchia: l'ispezione finale è stata effettuata? Quali sono stati gli esiti delle verifiche? E, soprattutto, come è stato valutato il ripristino delle aree interessate se sul terreno risultano ancora presenti così tante strutture protettive in plastica? L'associazione ha deciso di chiedere formalmente chiarimenti. È annunciata una richiesta di accesso agli atti alla Regione Emilia-Romagna e agli enti competenti, con l'obiettivo di acquisire la documentazione relativa alle verifiche e al collaudo e di individuare il soggetto chiamato a intervenire per la rimozione dei materiali e, dove necessario, per la sostituzione delle piante morte. «Non cerchiamo un colpevole, ma un responsabile che intervenga – spiega il presidente Maurizio Menghini –. Se le piante sono morte devono essere sostituite e, se quelle migliaia di protezioni plastiche non servono più, chi di dovere deve rimuoverle immediatamente. Non possiamo tollerare che un presidio nato per proteggere una pianta si trasformi in un rifiuto abbandonato nel territorio». La questione, dunque, non riguarda soltanto l'impatto visibile lasciato dai cantieri, ma anche il rispetto degli impegni assunti per restituire alle aree attraversate dalla condotta un equilibrio paesaggistico e ambientale. Saranno ora gli atti e le risposte degli enti coinvolti a chiarire se gli interventi di ripristino siano stati effettivamente completati e chi debba farsi carico delle opere ancora necessarie
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