Al Teatro Galli arriva Il misantropo di Molière
Dal 17 al 19 marzo la regia di Andrée Ruth Shammah porta in scena una rilettura contemporanea del grande classico con Fausto Cabra protagonisti
La Stagione di Prosa del Teatro Galli prosegue con un classico della drammaturgia mondiale, una commedia universale, valida per ogni epoca e ad ogni latitudine. Il regista Andrée Ruth Shammah torna a Molière con Il misantropo, in scena sul palcoscenico riminese da martedì 17 a giovedì 19 marzo (ore 21). Un’edizione fresca e contemporanea dell’opera – scritta a sei mani tra Andrée Ruth Shammah, Luca Micheletti e Valerio Magrelli - incentrata sull’elogio semantico della parola e della sua musicalità, che restituisce ai versi di Moliere tutta la forza e l'incanto. Protagonista è Fausto Cabra, un Alceste, qui in costume, scuro, al centro di un mondo popolato da personaggi vestiti nella stessa foggia, ma in colori pastello diversi tra loro, a simboleggiare una società variegata nella forma, omologata però nella sostanza. Accanto a lui un cast di talento a dare forma ad “una storia d’amore, un amore-possesso, una nevrosi. Un tema moderno come non mai”.
L’Alceste di Molière è un uomo nobile, intransigente, che odia profondamente l'ipocrisia, la falsità e le convenzioni sociali. Andrée Ruth Shammah porta in scena la disperata vitalità di un uomo solo davanti al potere e ai benpensanti, considerato un pazzo e deriso da tutti, ma in realtà l’unico assennato in grado di cogliere la follia di chi lo circonda.
È la commedia dell’impossibilità di esprimersi liberamente quando si è preda delle passioni. Un dramma comico e umanissimo, commovente e feroce, sull’incomunicabilità e sul corto circuito terribile e risibile che genera. Un elogio del pensiero critico, un’indagine ironica e disillusa sulla coerenza, sull’amore, sul ruolo dell’individuo di fronte al conformismo collettivo.
“Un omaggio a Molière, un omaggio al piacere di ascoltare le sue parole – scrive Andrèe Ruth Shammah nelle note di regia - Da questo nasce la mia volontà di mettere in scena Il misantropo. Le prime battute vengono volutamente dette senza sipario per non dividere la scena dalle parole. Volevo andare all’essenza del testo, liberarlo di tutti gli orpelli e accompagnare lo spettatore al piacere dell’ascolto senza distrazioni. Non c’è volontà di giudizio; nessuno ha ragione, nessuno ha torto, la trama stessa si compone dall’evoluzione delle posizioni di ciascun personaggio. E credo stia proprio in quest’assenza di giudizio e nell’esplorazione dei diversi punti di vista la vera essenza del Teatro, e dunque il mio omaggio a uno dei più grandi autori di tutti i tempi”.
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