Allevamento Fileni: il Comitato Valmarecchia segnala ad ANAC criticità e modifiche non trasparenti

“Abbiamo documentato ogni passaggio con rigore, ora chiediamo che le istituzioni facciano chiarezza"

A cura di Michela Alessi Redazione
04 febbraio 2026 08:58
Allevamento Fileni:  il Comitato Valmarecchia segnala ad ANAC criticità e modifiche non trasparenti -
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Una segnalazione dettagliata è arrivata sul tavolo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). A inviarla è il Comitato PER la Valmarecchia – Stop Allevamenti Intensivi “Salute, Valmarecchia!”, che da mesi monitora l’impianto avicolo Fileni situato in alta Valmarecchia. La segnalazione, già acquisita dal sistema ANAC e in attesa di protocollo, riguarda in particolare la modifica autorizzata da ARPAE Rimini nel 2025 e mette in luce una serie di criticità che, secondo il Comitato, richiedono un intervento dell’Autorità.

Una modifica del 2025 che cambia l’intero impianto
Il cuore della segnalazione riguarda una modifica approvata da ARPAE SAC Rimini Area EST nel 2025 e classificata come “non sostanziale”. Secondo il Comitato, quella modifica ha però cambiato radicalmente l’impianto rispetto all’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata nel 2022 dopo una lunga Conferenza di Servizi.

Nel 2022 l’impianto era stato autorizzato con:

  • 16 capannoni

  • 3 settori per capannone

  • 3 parchetti esterni da 1,82 ettari per ogni capannone, destinati al pascolo biologico

  • 217.000 polli per ciclo, equivalenti a un massimo di 824.000 capi allevati in un anno

Nel 2025, invece, la configurazione approvata diventa:

  • 15 capannoni

  • nessuna evidenza di settori interni ai capannoni

  • un unico parchetto da 5,6 ettari per ogni capannone

  • 204.000 polli per ciclo equivalenti a un massimo di 775.200 capi allevati in un anno

Una trasformazione che, secondo il Comitato, “non può essere considerata una semplice modifica gestionale”.

La riduzione dei capi e la “fluttuazione gestionale”
A complicare il quadro c’è una inspiegabile riduzione del carico animale nel Blocco B: da 68.000 a 37.961 capi, pari a un −44%. Il 5 dicembre 2025 Fileni ha comunicato ufficialmente che “il numero dei capi che saranno reintrodotti per l’allevamento sarà strettamente commisurato alla superficie dei parchetti adibiti al pascolo, garantendo il perfetto allineamento con la normativa vigente”.

Il 21 gennaio 2026, però, Roberta Fileni ha dichiarato alla stampa che “l’allevamento non è ancora a regime e stiamo rimodulando i numeri rispetto alle strategie di mercato”, smentendo la motivazione precedentemente riportata negli atti. Nello stesso giorno, ARPAE ha respinto la richiesta del Comitato di avviare una nuova procedura AIA, definendo la variazione una “ordinaria fluttuazione gestionale in capo alla ditta, rimanendo all’interno dei limiti massimi numerici previsti in autorizzazione”.

Il 28 gennaio 2026 l’azienda ha ribadito in una comunicazione ufficiale che “la rimodulazione dei capi allevati rientra propriamente nelle strategie aziendali, sempre nel rispetto dei limiti normativi”. Per il Comitato, questa posizione è “incoerente”: prima viene accettata una modifica strutturale come non sostanziale, poi si considera gestionale una variazione strutturale.

Il rischio: un impianto che complica le fasi di controllo
Il timore espresso dal Comitato è che, in assenza di un titolo autorizzativo aggiornato che fissi tetti numerici rigidi, si crei un vuoto normativo. "Senza parametri cristallizzati nell’AIA – avverte il Comitato – il monitoraggio effettivo dell’impatto ambientale rischia di diventare estremamente complesso, lasciando margini di incertezza sulla reale capacità produttiva dell’impianto".

Zona vulnerabile ai nitrati: l’allarme ambientale
L’impianto si trova in zona vulnerabile ai nitrati, dove la gestione dell’azoto è soggetta a limiti stringenti. Secondo le stime del Comitato, la superficie agricola realmente disponibile sarebbe di circa 40 ettari, contro i 137 necessari per gestire correttamente i reflui. “Se il numero di capi può fluttuare senza un titolo aggiornato – spiega il Comitato – diventa impossibile garantire il controllo del rispetto dei limiti di deposito di azoto sulle aree di pascolo (pollina) e prevenire rischi di contaminazione”.

La richiesta ad ANAC
Il Comitato chiede all’Autorità:

  • di verificare la correttezza delle procedure adottate dagli enti competenti

  • di valutare la necessità di una nuova AIA

  • di accertare eventuali omissioni nella vigilanza

  • di garantire trasparenza e coerenza tra atti, superfici e parametri produttivi

“Abbiamo documentato ogni passaggio con rigore – dichiara il presidente Maurizio Menghini ora chiediamo che le istituzioni facciano chiarezza. La tutela del territorio non può dipendere da interpretazioni discrezionali”. La segnalazione è accompagnata da una nota tecnica dettagliata e da un dossier documentale già trasmesso agli enti competenti.

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