Atti osceni in Comune a San Giovanni: dipendente condannato a risarcire l'ente
I fatti risalgono a una discussione avvenuta negli uffici comunali nel 2020. Il risarcimento è stato fissato in 7500 euro oltre agli interessi
Atti osceni nei confronti di una collega durante una lite negli uffici comunali. A distanza di sei anni dai fatti, un dipendente del Comune di San Giovanni è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire l'ente con 7500 euro per il danno erariale derivato dalla vicenda.
La decisione arriva al termine del procedimento contabile nato dopo la condanna del Comune a risarcire la dipendente, che aveva portato il caso davanti al giudice del lavoro. L'episodio risale all'ottobre 2020, quando, durante una discussione avvenuta all'interno degli uffici comunali, il dipendente avrebbe tenuto un comportamento ritenuto offensivo nei confronti della collega.
Nella sentenza della Corte dei conti viene ritenuto provato che, nel corso del diverbio e alla presenza di un altro dipendente, l'uomo si sia aperto i pantaloni all'altezza della zona inguinale. Non è stata invece ritenuta dimostrata un'ulteriore condotta riferita dalla collega, in assenza di riscontri da parte del testimone presente.
Successivamente ai fatti, la lavoratrice si era rivolta al giudice del lavoro ottenendo un risarcimento. Nel procedimento civile è stato infatti accertato che, dopo la denuncia, l'amministrazione comunale aveva assunto nei suoi confronti una condotta discriminatoria, arrivando anche a contestarle disciplinarmente il comportamento tenuto durante la discussione. In conseguenza della sentenza, il Comune è stato condannato a versare oltre 26 mila euro.
Da quel risarcimento è scaturito il giudizio davanti alla Corte dei conti. La Procura contabile aveva chiesto che il dipendente restituisse all'ente 14 mila euro, ritenendolo il principale responsabile del danno economico. I giudici hanno però ripartito le responsabilità, riconoscendo da un lato la gravità della condotta contestata al dipendente e, dall'altro, il ruolo avuto dall'amministrazione nella gestione della vicenda, che ha contribuito ad aggravare il danno.Per questo motivo la Corte dei conti ha condannato il dipendente a risarcire il Comune con 7500 euro, oltre agli interessi.
Sul piano penale la vicenda non è ancora conclusa. Dopo una prima assoluzione, la Cassazione ha annullato la sentenza e il Tribunale di Rimini ha successivamente condannato il dipendente a due mesi per molestie. La decisione è stata appellata e non è quindi definitiva. La Corte dei conti ha comunque ritenuto di poter definire il procedimento contabile, poiché il danno economico subito dal Comune era già stato accertato in via definitiva dal giudice civile.
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