Bene confiscato a Bellaria, oltre 440mila euro investiti: ora è a rischio il progetto sociale

De Pascale e Mazzoni sul caso Reabita: "I Comuni non possono essere lasciati soli". Chiesta una modifica al Codice antimafia

A cura di Redazione Redazione
06 ottobre 2026 10:47
Bene confiscato a Bellaria, oltre 440mila euro investiti: ora è a rischio il progetto sociale - La visita della giunta regionale a Bellaria
La visita della giunta regionale a Bellaria
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Un bene confiscato alla criminalità organizzata, recuperato con oltre 440mila euro di risorse pubbliche e trasformato in un gruppo appartamento per persone con disabilità. Un progetto nato per restituire alla collettività un immobile sottratto alle mafie che oggi si trova al centro di una complessa vicenda giudiziaria, con il rischio di mettere in discussione l'investimento sostenuto dal Comune di Bellaria Igea Marina.

Il caso del Gruppo appartamento Reabita è stato affrontato dalla Regione durante la visita dell'assessora alla Legalità Elena Mazzoni, inserita nella prima tappa di "Incontro ai territori", l'iniziativa della Giunta regionale partita da Rimini e destinata a toccare tutte le nove province dell'Emilia-Romagna.

L'immobile era stato confiscato nell'ambito delle operazioni antimafia "Coffee Break/Cartesio" e assegnato al Comune di Bellaria Igea Marina nel 2022, con decreto dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. L'amministrazione lo ha poi recuperato grazie a fondi pubblici regionali, comunali e nazionali, trasformandolo in una struttura destinata a persone con disabilità. Successivamente, però, la Corte d'Appello di Catanzaro ha disposto la revoca della confisca, aprendo una nuova fase giudiziaria sul destino dell'immobile e sulle conseguenze economiche per l'ente che nel frattempo aveva investito nel suo recupero.

È proprio su questo punto che intervengono il presidente della Regione Michele de Pascale e Mazzoni. "Chi sceglie di investire nel riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata deve poter contare sulla certezza del diritto e sul sostegno dello Stato", sottolineano. Il problema, secondo Regione e Comune, è evitare che le amministrazioni che accettano un bene confiscato e lo trasformano in un servizio pubblico possano trovarsi successivamente a sostenere da sole le conseguenze economiche di una decisione giudiziaria che ne modifica il destino. "Questo caso dimostra il valore del riutilizzo sociale dei beni confiscati, ma evidenzia anche una criticità normativa che deve essere affrontata", aggiungono de Pascale e Mazzoni. Da qui la richiesta al Parlamento di intervenire sulla normativa.

Nel mirino c'è il disegno di legge 433, attualmente all'esame del Senato. La proposta della Regione è modificare l'articolo 46 del Codice antimafia, prevedendo che le somme eventualmente dovute dagli enti locali in caso di successive revoche siano poste a carico del Fondo unico Giustizia. L'obiettivo, spiegano presidente e assessora, è evitare che il rischio economico finisca per scoraggiare i Comuni dal prendere in carico i beni confiscati. "Si tratta di una misura di buon senso che tutela i Comuni, le Regioni, il Terzo settore e tutti i soggetti che scelgono di impegnarsi nel riutilizzo sociale dei beni confiscati", sostengono.

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