Beni confiscati alle mafie, 30 anni della legge 109: in Italia e in Emilia-Romagna torna la mobilitazione
Da Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie una tre giorni di iniziative nelle piazze per difendere il riuso sociale dei beni confiscati e chiedere nuove risorse pubbliche
Sono passati 30 anni dall’approvazione della legge 109 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, nata anche grazie alla mobilitazione popolare promossa da Libera e alla raccolta di un milione di firme. Per celebrare l’anniversario, Libera organizza dal 6 all’8 marzo la campagna “109 piazza per la legge 109”, con oltre 150 luoghi animati da volontari in tutta Italia. L’obiettivo è difendere la normativa e rilanciare il riuso sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata.
La campagna “Diamo linfa al bene” chiede inoltre di destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia al recupero dei beni confiscati, per accelerare la loro restituzione alla collettività. Ogni ritardo, secondo l’associazione, rischia infatti di favorire le organizzazioni mafiose.
In Emilia-Romagna sono previsti 11 appuntamenti, con iniziative nelle principali città tra cui Forlì, Bologna, Reggio Emilia, Cesena e Riccione. Alcuni beni confiscati già riutilizzati apriranno le porte alla cittadinanza per attività sociali e culturali.
Secondo i referenti regionali di Libera, la presenza mafiosa cresce anche attraverso la disponibilità di immobili e patrimoni sequestrati, rendendo fondamentale l’impegno sociale oltre a quello repressivo.
Il report “Raccontiamo il bene” mostra come in Italia 1332 soggetti gestiscano beni confiscati in 19 regioni, coinvolgendo associazioni, cooperative e enti pubblici.
In Emilia-Romagna sono 21 le realtà attive nella gestione di beni confiscati in 15 comuni, con attività che spaziano dal welfare alla formazione, dal turismo sostenibile all’agricoltura sociale.
I dati dell’Agenzia nazionale indicano 261 immobili confiscati e destinati, mentre 870 restano in attesa di assegnazione nella regione. Sul fronte delle aziende confiscate, 50 risultano già destinate e 133 sono ancora in gestione.
La rete del riuso sociale rappresenta un modello di sviluppo territoriale e di contrasto culturale alle mafie, trasformando patrimoni illeciti in servizi per la comunità, scuole, centri sociali e attività produttive legali.
Guardando al futuro, l’obiettivo è rafforzare sostenibilità economica e innovazione dei progetti sociali, ampliando l’impatto delle politiche pubbliche contro criminalità e illegalità.
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