Bolkestein, una petizione per i balneari: "Prima di cambiare le regole, ascoltiamo chi lavora sulle spiagge"
Da Bibbona parte la raccolta firme, ma la questione riguarda le coste di tutta Italia, compresa Rimini
Una raccolta firme per chiedere attenzione sul futuro delle concessioni balneari e sulle conseguenze della direttiva Bolkestein. Parte da Bibbona, in provincia di Livorno, ma guarda a una questione che riguarda le spiagge di tutta Italia, compresa Rimini, dove il comparto balneare rappresenta da decenni una componente importante dell’economia turistica.
A promuovere la petizione è Tiziano, un bagnino che, come molti operatori del settore, si trova a fare i conti con un futuro ancora segnato dall’incertezza. «Io sono Tiziano, faccio il bagnino. Non sono un avvocato e non voglio parlare come un giurista – scrive nel suo appello – però lavoro sulla spiaggia e questa situazione la vivo da vicino, per questo penso di avere il diritto di farmi qualche domanda».
Il tema è quello delle concessioni balneari e delle gare, una questione che negli ultimi anni ha coinvolto amministrazioni e operatori lungo tutta la costa italiana, da Rimini alle località della Toscana e delle altre regioni affacciate sul mare.
«Da anni ci sentiamo dire che le concessioni balneari devono andare a gara perché le spiagge sono una risorsa “scarsa” – scrive Tiziano – ma questa scarsità è stata davvero verificata fino in fondo?».
La petizione non chiede, precisa il promotore, di escludere a priori le gare né di garantire un diritto permanente sulle concessioni. «Non sto dicendo che le gare non debbano esserci, non sto dicendo che i balneari debbano avere un diritto eterno sulla spiaggia. Sto dicendo un’altra cosa: prima di cambiare completamente le regole del gioco, bisogna essere sicuri delle ragioni per cui lo si fa».
Una preoccupazione che riguarda anche gli operatori riminesi, chiamati a confrontarsi con un cambiamento che potrebbe incidere su attività costruite nel corso di generazioni. «Dietro una concessione non ci sono solo numeri e carte, ci siamo noi», si legge ancora nell'appello.
«Io non sono contrario alla concorrenza. Sono contrario, però, all’idea che una persona possa perdere il lavoro costruito in una vita e non sapere con certezza quali saranno le conseguenze economiche».
Nel testo viene citato anche il caso di 22 stabilimenti balneari su 23 che, secondo quanto riferito dal promotore della petizione, sarebbero rimasti agli operatori storici. Un dato che viene portato come esempio delle conseguenze delle procedure già svolte.
Il messaggio finale è rivolto quindi non solo ai balneari di Bibbona, ma agli operatori delle spiagge italiane, comprese quelle riminesi: «Non chiediamo privilegi. Chiediamo giustizia».
E ancora: «Perché una spiaggia non è soltanto demanio. È lavoro. È impresa. È famiglia».
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