Cade davanti a un bar di Misano, niente risarcimento perchè "troppo bassa"

Una 70enne aveva chiesto oltre 200mila euro dopo una caduta e il ricovero in ospedale. Per i giudici la dinamica raccontata non è compatibile con la sua altezza

A cura di Redazione Redazione
20 settembre 2026 09:05
Cade davanti a un bar di Misano, niente risarcimento perchè "troppo bassa" - Foto di archivio
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Era entrata in un bar di Misano Adriatico quando, secondo il suo racconto, il piede destro sarebbe rimasto bloccato sotto la piega di un tappeto. La donna, 70 anni, avrebbe perso l'equilibrio e sarebbe caduta in avanti, andando a sbattere con il volto contro la porta a vetri del locale. Una caduta che le aveva provocato diverse lesioni e per la quale aveva chiesto ai proprietari del bar un risarcimento superiore ai 200mila euro. La richiesta, però, è stata respinta sia dal Tribunale di Rimini sia dalla Corte d'Appello di Bologna. E il motivo ruota attorno a una questione di centimetri.

I fatti risalgono al 2021. La 70enne aveva spiegato di essere inciampata nel tappeto mentre si trovava davanti all'ingresso del bar, perdendo l'equilibrio e finendo contro la vetrata. Dopo la caduta era stata trasportata in ospedale per le conseguenze riportate nell'impatto. I proprietari del locale, però, non avevano riconosciuto una propria responsabilità e la vicenda era arrivata davanti ai giudici. A fare la differenza è stata la ricostruzione della dinamica. La donna è alta 1 metro e 58 centimetri e, secondo quanto sostenuto in causa, il suo piede sarebbe rimasto imprigionato sotto il rialzo del tappeto. Da quel punto alla porta del bar c'erano circa due metri e mezzo. Per i giudici, però, le due circostanze non sono compatibili: se il piede fosse rimasto effettivamente bloccato sotto la piega del tappeto, la caduta in avanti non avrebbe potuto portare il volto della donna fino alla vetrata.

La Corte d'Appello ha quindi confermato la decisione di primo grado, ritenendo non dimostrato che la caduta fosse stata provocata proprio dal tappeto. Il punto, dunque, non era mettere in discussione il fatto che la donna fosse effettivamente caduta e avesse riportato delle conseguenze, ma stabilire se quell'incidente fosse riconducibile a una responsabilità del bar.

A complicare ulteriormente la ricostruzione c'era anche la testimonianza di una persona che si trovava all'interno del locale. La donna ha riferito di aver visto la 70enne inciampare nel guinzaglio del cagnolino che aveva con sé. Una versione diversa da quella della protagonista della vicenda, che ha negato la presenza dell'animale. Ma, per i giudici, anche senza stabilire quale delle due versioni fosse quella corretta, restava il problema della distanza tra il punto in cui la donna avrebbe inciampato e la porta contro cui aveva raccontato di aver battuto il volto. Da qui il rigetto della richiesta di risarcimento: non è stata raggiunta la prova che la caduta fosse stata provocata dal tappeto posto davanti al bar.

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