Casa di appuntamenti, assessore e il figlio si proclamano estranei

L’assessore provinciale di Rimini Jamil Sadegholvaad  al centro di una polemica su una casa d’appuntamenti organizzata in un appartamento di proprietà del padre (in affitto a un cinese regolare) ha de...

A cura di Redazione Redazione
13 agosto 2009 15:28
Casa di appuntamenti, assessore e il figlio si proclamano estranei -
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L’assessore provinciale di Rimini Jamil Sadegholvaad  al centro di una polemica su una casa d’appuntamenti organizzata in un appartamento di proprietà del padre (in affitto a un cinese regolare) ha deciso di rispondere alle accuse. Da più parte sono state chieste infatti le sua dimissioni, ma l’assessore finora aveva taciuto.

Le accuse nei riguardi della famiglia Sadegholvaad riguardano l’ipotesi che padre e figlio sapessero del giro nella casa e avessero taciuto. L’avvocato Maurizio Ghinelli, legale della famiglia, ha spiegato che i suoi assistiti non hanno avuto alcuna condotta compiacente. Al contrario, ha spiegato, alle prime lamentele, Mahmood Sadegholvaad (il padre) avrebbe firmato una richiesta d’intervento della forza pubblica. Mentre il figlio Jamil non ha mai partecipato ad assemblee condominiali dedicate, appunto, alla presenza di una casa a ‘luci rosse’.

Nell’appartamento sotto la lente degli inquirenti, la polizia ha scoperto nel maggio scorso un giro di prostituzione. L’avvocato ha sottolineato che nel contratto di affitto con il cinese i suoi clienti avevano specificato che era consentita la sublocazione nel rispetto delle norme di legge, per evitare che l’immobile venisse ceduto ad altri extracomunitari privi di permesso. Nel 2007 quando i condomini del palazzo si erano lamentati del traffico di clienti i Sadegholvaad si erano detti disponibili a far intervenire le forze dell’ordine. Nel 2008 l’amministratore del condominio aveva inviato una segnalazione a Prefettura, Comune, Carabinieri, Polizia municipale, Ausl. L’avvocato ha rimarcato poi che il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in caso di locazione di un immobile a uno straniero senza permesso, prevede che ci sia il fine ‘di trarre ingiusto profitto’. In questo caso, non solo il cinese aveva il permesso di soggiorno, sul mercato riminese vista la qualità dell’appartamento, non c’é alcun ‘ingiusto profitto’. Tantomeno si può parlare, per il legale, di concorso in sfruttamento della prostituzione, perché questo presuppone che il locatore ceda l’appartamento essendo pienamente a conoscenza dell’uso illecito che ne sarà fatto. Nel frattempo è stata nuovamente arrestata a Prato in una operazione della Mobile riminese e dei colleghi toscani Chun Fen, una delle ragazze che avevano la loro base nell’appartamento. La giovane era già stata arrestata e poi rilasciata ma, questa volta, il Pm ha deciso di rimandarla in carcere con l’accusa di aver reclutato alcune connazionali per poi avviarle alla prostituzione nell’appartamento di Rimini.

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