Caso Pierina, in aula le telefonate “origliate” dalla vicina
La moglie dell’imputato: "Louis mi disse di non riferirle alla nuora Manuela"
Prosegue in Corte d’Assise a Rimini il processo per l’omicidio di Pierina Paganelli. Al centro dell’udienza di oggi la deposizione di Valeria Bartolucci, moglie dell’imputato Louis Dassilva, accusato del delitto e detenuto dal 16 luglio 2024.
Davanti alla Corte, il pubblico ministero Daniele Paci ha ripercorso alcune conversazioni telefoniche della vittima, che sarebbero state “origliate” dalla stessa Bartolucci dal balcone di casa e poi riferite alla nuora Manuela Bianchi. «Ho sentito tua suocera parlare di te con Giachi e ieri con la Chiara. Sono un covo di serpenti», ha letto in aula il pm, citando un messaggio inviato da Bartolucci a Bianchi.
Alla domanda se avesse scritto che la suocera era «rivoltante» dopo aver ascoltato quelle telefonate, Bartolucci — attualmente indagata per favoreggiamento nei confronti del marito — ha risposto in modo netto, confermando il contenuto dei messaggi.
Secondo l’accusa, quelle conversazioni rappresenterebbero «il detonatore dell’omicidio», un elemento chiave nella ricostruzione dei fatti. Le telefonate sarebbero state inizialmente riferite al marito Dassilva e solo successivamente alla nuora. «Lui però mi diceva che non avrei dovuto dire nulla alla Bianchi, che venivano dette cose brutte alle sue spalle», ha dichiarato la teste.
Parte dell’udienza è stata dedicata anche ai rapporti tra Bartolucci e Manuela Bianchi, che all’epoca dei fatti avrebbe avuto una relazione extraconiugale con Dassilva.
Quella odierna si preannuncia come una tappa cruciale del processo: per gli investigatori della Squadra Mobile di Rimini, l’alibi fornito dalla moglie durante le indagini avrebbe finito per aggravare la posizione del 35enne imputato.
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