Cesena Rimini, disfatta che rende la gara con la Recanatese decisiva

Cesena Rimini, il difficile post: Raimondi in discussione dovrà ridare equilibrio all'assetto tattico

A cura di Riccardo Giannini Redazione
03 ottobre 2023 12:32
Cesena Rimini, disfatta che rende la gara con la Recanatese decisiva - L'allenatore Diego Raimondi PH  MAZZOCCHI
L'allenatore Diego Raimondi PH MAZZOCCHI
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di Riccardo Giannini

Prima del derby avevo espresso a qualche tifoso del Rimini il mio pronostico, in via confidenziale, e purtroppo è uscito il risultato che mi aspettavo: una larga vittoria del Cesena. Sentir elogiare l’avversario non è mai piacevole, mi limiterò a dire che Shpendi e Berti sono due giovani “illegali” per la categoria.

Per me Raimondi non ha preparato male la partita. Il 3-4-2-1 è diventato un 5-3-1-1. Esterni in linea con i difensori, Capanni in fase di non possesso costantemente in supporto dei centrocampisti. Squadra dal baricentro basso che in fase offensiva – con Megelaitis o Gigli – cercava di innescare lo scatto di Lamesta o di servire Morra per la sponda. Il Cesena nei primi minuti crossava palloni in area cercando Corazza, Gorelli li calamitava tutti.

Dopo il gol di Lamesta, il Cesena ha mostrato la caratura della capolista: ha alzato i ritmi e segnato due gol in otto minuti. Il primo è il solito gol preso dal Rimini in questo campionato, che parte dalla fascia destra biancorossa, il vero tallone d’Achille. Sul secondo gol Lepri e Langella rimangono nella terra di nessuno, mentre Corazza innesca Berti, e Colombo commette l’errore tipico del portiere della scuola italiana “moderna”: distendersi da fermo, senza fare il passo (o i passi), su un tiro angolato. Disabitudine ai “passi”, appunto, e un “abuso” del “levagamba”. Palla solo sfiorata e 2-1.

In pratica la partita è finita lì. Nella ripresa c’erano due opzioni: stare chiusi in difesa per subire meno o provare ad alzare il baricentro. Ma concedere spazi a questo Cesena significa essere “rullati”. Come capitato ad Ancona, Fermana, alla stessa Spal e al Pontedera (che ne prese tre solo perché Corazza si mangiò due gol clamorosi).

È brutto dirlo, ma il Cesena ha vinto per manifesta superiorità. Ed è comprensibile la reazione di pancia, la caccia al colpevole, l’invettiva e gli hashtag #out.

I detrattori di mister Raimondi hanno senza dubbio un dato inoppugnabile dalla loro: i 15 gol subiti che fanno del Rimini la peggiore delle difese del girone B. Ma io non credo che Raimondi sia un allenatore incapace di dare organizzazione difensiva. E non credo sia un problema di difesa a 3 o 4, ma di copertura degli spazi in campo. I movimenti della difesa continuano a essere sbagliati, fin dal principio, fin dal gol di Diakité con la Torres. Colpa dell’allenatore? Anche, ma non solo, perché a sbagliare sono giocatori che facevano gli stessi errori un anno fa.

Certamente c’è un problema di filtro a centrocampo. Ricordatevi la partita con il Perugia. Nel maxi recupero del primo tempo il Rimini ha rischiato un’imbarcata, ma alla fine ha sfiorato la vittoria. Come si rendeva pericoloso? Recupero palla, verticalizzazione verso Lamesta e Morra. Ne ha create tante di occasioni. In fondo anche il Perugia ha mostrato di essere una squadra poco equilibrata.

Equilibrio è la parola chiave. Equilibrio e filtro. Serve un centrocampista in più perché Langella è una mezzala, non un mediano. Raimondi ha l’alibi di aver iniziato la stagione con un centrocampo incompleto. Ora Marchesi è recuperato, per Delcarro ci vuole ancora tempo. Non c’è una grande abbondanza – Leoncini e Lombardi sono più costruttori di gioco – ma qualcosa si può fare. Squadra più compatta, pressing e ripartenze, sfruttando l’asso Lamesta.

In settimana inoltre si valuterà se cambiare portiere. Colombo meritava di giocare un po’ di partite in fila, adesso è possibile fare una valutazione, ma il cambio con Passador, sgombriamo il cambio degli equivoci, non sarà indolore, perché sul portiere ex Torino ci sarà una pressione insostenibile per un 2003.

Una pressione che per Raimondi è certamente superiore. Il mister dovrà prendere importanti decisioni, in vista delle prossime due gare, perché il tempo degli alibi è finito: prima la coppa contro il Gubbio, dove servirà dare spazio alle seconde linee, poi in campionato, con la Recanatese. Nel primo caso basterà fare una gara dignitosa, nel secondo c’è – purtroppo – l’obbligo di vincere.

Consapevoli di un girone più competitivo, rispetto a un anno fa, avevamo pronosticato un campionato in salita, dopo il cambio societario estivo, le difficoltà sul mercato, il ritorno all’impiego degli Under. Ma forse nessuno avrebbe scommesso sul fatto che una partita in calendario l’8 ottobre potesse essere definita “decisiva”.

Eppure lo è. Per le sorti dell’allenatore, ma anche per evitare di cadere nella depressione di un derby perso con 5 gol al passivo, per limitare mal di pancia e “vedovismi”, per spegnere torce e far abbassare forconi. Equilibrio è la parola chiave, evidentemente non solo per ciò che concerne l’assetto tattico.

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