Cia Romagna: “Caldo e siccità, l’agricoltura affronta una nuova emergenza strutturale”

Falcioni: “Servono investimenti, infrastrutture idriche e regole condivise per tutelare lavoratori e produzioni"

16 luglio 2026 17:23
Cia Romagna: “Caldo e siccità, l’agricoltura affronta una nuova emergenza strutturale” -
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 La nuova ondata di calore ripropone criticità ormai strutturali per l'agricoltura: da un lato l'aggravarsi della siccità, con il rischio di limitazioni agli approvvigionamenti irrigui proprio nel momento di massimo fabbisogno delle colture; dall'altro la necessità di garantire la massima tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori impegnati nelle campagne.

In Romagna, le condizioni climatiche del tardo pomeriggio/sera, in particolare in alcune zone e a macchia di leopardo, hanno fatto registrare danni da vento, fra impianti di vitigni abbattuti e molti frutti caduti a terra. L’agricoltura paga a pieno regime il clima che è cambiato: sono anni che si ripropongono eventi estremi diventati normalità.

Gli imprenditori agricoli sono pienamente consapevoli delle responsabilità che hanno nei confronti dei propri collaboratori e di se stessi. La sicurezza sul lavoro non nasce con le ordinanze emanate durante le emergenze climatiche, ma è prima di tutto un principio e poi un obbligo che le aziende agricole applicano ogni giorno attraverso il buon senso e le norme già previste dalla legislazione vigente, come i Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR) aziendali, i protocolli nazionali e le buone pratiche delle Aziende sanitarie locali. “Nelle nostre imprese, inoltre, titolari e lavoratori operano fianco a fianco, condividendo le stesse condizioni e gli stessi rischi”, specifica Lorenzo Falcioni, presidente di Cia Agricoltori Italiani Romagna, e aggiunge: “Anche per questo è necessario evitare che, a ogni nuova ondata di calore, l'agricoltura venga indicata come se fosse l'unico comparto chiamato a confrontarsi con le alte temperature. Occorre lavorare a un tavolo condiviso con tutte le parti interessate, per superare le disposizioni emergenziali capendo però le specificità e i tempi del lavoro agricolo, la sua connessione e dipendenza anche da altri settori, come la logistica, i mercati ortofrutticoli e la grande distribuzione. Nella filiera tutti devono fare i conti con modulazione di orari che devono tenere conto delle caratteristiche e delle necessità delle produzioni affinché non vadano sprecate, con danno per le imprese agricole in primis, ma a cascata su tutti: un trasporto il cui carico va buttato perché caricato in tempi non conformi è un fallimento per tutti”.

Cia Romagna ha proposto un modello basato sulla responsabilizzazione delle imprese e su strumenti concreti: modelli flessibili di turnazioni e anticipo degli orari adattati alle colture e più efficaci; incentivi: supporto per dotazioni tecniche di protezione e sgravi per le maggiorazioni del lavoro notturno; controlli collaborativi: le verifiche devono essere contestualizzate alle specifiche condizioni di microclima e di coltura, non avere un fine meramente repressivo.

Anche sul fronte della risorsa idrica, la situazione è preoccupante. Le temperature elevate aumentano rapidamente il fabbisogno irriguo proprio mentre cresce il rischio di riduzioni delle disponibilità d'acqua. Le colture sono già sottoposte a forte stress e ogni eventuale limitazione agli approvvigionamenti rischia di compromettere produzioni, qualità e redditività delle aziende.

Anche su questo tema non è più sufficiente rincorrere l'emergenza, con annunci o misure temporanee, sperando che piova, nel modo giusto e dove serve. Le ondate di calore e la siccità non rappresentano più eventi eccezionali: da anni accompagnano ogni stagione estiva e gli effetti del cambiamento climatico rendono evidente che questa è ormai la normalità.

Per questo il territorio ha bisogno di infrastrutture adeguate a trattenere l'acqua nei periodi in cui è disponibile e renderla utilizzabile durante quelli di carenza. Da decenni Cia chiede la realizzazione di nuovi invasi e il potenziamento delle opere di accumulo e distribuzione della risorsa idrica. È arrivato il momento di passare dalle dichiarazioni alle opere.

“Le imprese agricole continueranno a fare la propria parte, come hanno sempre fatto, per garantire sicurezza ai lavoratori e produzioni di qualità - afferma Falcioni -, ma senza investimenti strutturali e senza una programmazione di lungo periodo sarà sempre più difficile affrontare estati che, anno dopo anno, si presentano con temperature record e disponibilità idriche sempre più incerte e inverni che non sono inverni”.


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