“Ciò che nell’inferno non è inferno”: incontro con Avallone e Severgnini a Rimini

Silvia Avallone e Matteo Severgnini guidano la riflessione sul male e sulle esperienze di luce nel mondo contemporaneo

A cura di Grazia Antonioli Redazione
16 marzo 2026 10:56
“Ciò che nell’inferno non è inferno”: incontro con Avallone e Severgnini a Rimini -
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L ’Associazione Culturale Il Portico del Vasaio, in collaborazione con la Consulta Studentesca Provinciale, propone un incontro, riservato agli studenti delle scuole superiori della Provincia di Rimini, dal titolo “Ciò che nell’inferno non è inferno”il 19 marzo 2026 alle ore 10,15 presso il Palaflaminio di Rimini. Protagonisti dell’incontro saranno Silvia Avallone, scrittrice, autrice tra gli altri di “Cuore Nero”, e Matteo Severgnini, rettore della scuola Regina Mundi di Milano e promotore, insieme a insegnati e studenti di tutta Italia, della mostra “Profezie per la pace”.

L’incontro intende guardare la realtà odierna senza timore e non tralasciando nulla del male che ci circonda - l’inferno che è qui tra noi, come sostiene Calvino da cui è liberamente tratto il titolo dell’incontro - ma individuando, come lo stesso Calvino suggerisce, quei punti di luce, quelle esperienze vive che “non sono inferno”. Questo percorso sarà possibile grazie a due relatori d’eccezione.

Silvia Avallone, in Cuore Nero, ha tratteggiato il percorso di una ragazza in cerca di una rinascita, in forma vivissima e drammatica, riuscendo a descrivere il male senza indugiare mai in esso, ma scoprendone sempre l’interezza delle sue dimensioni e dunque la vita che può in ogni momento rinascere.

Matteo Severgnini, rettore della scuola “Regina Mundi” di Milano oggi, ma precedentemente rettore di una scuola in Uganda, ha curato con studenti delle superiori provenienti da varie parti d’Italia, la mostra “Profezie per la pace”, già presentata al Meeting 2025 e che sarà disponibile per gli studenti riminesi dal 21 al 24 aprile, presso l’ex cinema Astoria. Per la mostra i ragazzi hanno ricercato esperienze di pace nelle zone più martoriate del mondo, scoprendo la possibilità di guardare con occhi diversi quanto accade.

Proprio come ha dichiarato Silvia Avallone in un’intervista di qualche anno fa: “Nessuna vita umana è mai fallimentare o vincente. Non solo perché possiamo sempre cambiare, ma perché noi non siamo dei risultati: siamo i nostri desideri. E questi desideri viaggiano, e nascono anche dalle fragilità”. Le situazioni di conflitto (Palestina, Ucraina, Iran e le altre guerre che infuocano la terra) oggi pesano su questa fragilità interiore, ma proprio in queste situazioni emergono esperienze di “paci impossibili” fiorite all’interno di contesti segnati da conflitti in corso o dalle lacerazioni profonde che questi hanno prodotto. La proposta si pone in ideale continuità con quanto realizzato da Il Portico del Vasaio nell'aprile 2023, “Una giustizia che ricrea”, e nel gennaio del 2024, “Quando la vita ricomincia”, i cui contenuti possono essere visualizzati sul sito del Portico del Vasaio, esprimendo così un cammino non episodico che ha l’intento di non cedere alla rassegnazione che oggi pare la cifra di questo tempo (rassegnazione alla forza, alla guerra, alla negatività, al proprio male). Grazie al lavoro svolto in classe con i propri docenti in preparazione all’incontro, gli oltre 1.200 studenti che saranno presenti al Palasport Flaminio hanno potuto svolgere un’attività di formazione che li ha resi interlocutori ed anche co-protagonisti di un movimento interiore di non rassegnazione all’“inferno” ed alla negatività in cui sembra essere immerso il mondo odierno.

Il Portico del Vasaio, grazie anche alla collaborazione operativa della Consulta Studentesca, intende così vivere con i nostri giovani una mattina di riflessione che non si chiuda alla fine del convegno ma apra ad una continuazione di un lavoro comune sul tema della pace. Una pace che non sia solo assenza di guerra, ma scoperta di relazioni rinnovate, aperte all’altro, capaci di aprire orizzonti di speranza. Continuità di un lavoro che sarà subito possibile sperimentare grazie alle visite della mostra, a partire dal mese successivo.

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